L’azione del Governo a tutela della dignità dei lavoratori e della competitività produttiva segna un nuovo punto di svolta. Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto-legge che introduce norme su salario giusto, incentivi all’occupazione e contrasto al caporalato digitale. Il provvedimento mette in campo risorse per circa 1 miliardo di euro, puntando con decisione sulla stabilizzazione dei rapporti di lavoro, specialmente nelle aree della ZES Unica Mezzogiorno.
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, ha sottolineato la portata dell’intervento dichiarando che l’approvazione dello schema di decreto-legge in materia di salario giusto, incentivi all’occupazione e contrasto al caporalato digitale è un ulteriore passo in avanti nell’azione del Governo a tutela del lavoro, della dignità dei lavoratori e della competitività del sistema produttivo nazionale.
Rafforzamento degli esoneri contributivi e bonus per la ZES Unica
Il cuore finanziario del decreto risiede nel potenziamento e nella proroga per tutto il 2026 del sistema di esoneri contributivi. Le nuove assunzioni a tempo indeterminato beneficeranno di sgravi strutturati, con un’attenzione particolare alle categorie più fragili e ai territori del Sud. Per le donne residenti nelle regioni della ZES, il contributo mensile per l’occupazione sale da 650 euro a 800 euro. Parallelamente, per i giovani under 35 che vengono assunti nei medesimi territori, viene confermata la maggiorazione del bonus, che passa da 500 a 650 euro.
Oltre a questi interventi, il decreto conferma il bonus occupazionale specifico per l’area ZES fino al 31 dicembre 2026. Questa misura prevede un esonero contributivo totale, fino al 100% dei contributi previdenziali, entro il limite di 650 euro mensili per ogni lavoratore over 35 assunto, per un periodo massimo di 24 mesi.
Contrasto al lavoro povero e tutela della contrattazione collettiva
Un pilastro fondamentale del provvedimento riguarda la lotta ai cosiddetti “contratti pirata” e al lavoro povero. Il decreto introduce il principio del salario giusto, legando il trattamento economico ai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative. L’accesso agli incentivi pubblici viene vincolato all’applicazione di tali accordi, garantendo che le risorse statali sostengano solo le imprese che rispettano standard retributivi di qualità.
Secondo il Sottosegretario Sbarra, le misure previste nel decreto si inseriscono in una strategia più ampia di rilancio del Mezzogiorno, finalizzata ad attrarre investimenti, ridurre i divari territoriali e favorire un’occupazione stabile e di qualità, valorizzando il potenziale produttivo e umano delle aree interessate.
Il provvedimento mira a modernizzare il mercato del lavoro italiano, cercando un equilibrio tra lo sviluppo economico e la protezione sociale. Con questo provvedimento, il Governo Meloni conferma il proprio impegno a costruire un mercato del lavoro più giusto e moderno, capace di coniugare crescita economica e giustizia sociale, sostenendo al contempo la competitività del Paese, ha concluso Sbarra.



