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Rientro a scuola il 7 gennaio: ok dai ministri, no dal Comitato tecnico scientifico

Tutto deciso dunque per le imminenti festività natalizie, ma nulla ancora è dato sapere sull’apertura in sicurezza della scuola dopo il 6 gennaio. Durante la conferenza stampa per illustrare le misure del decreto natale, il premier Conte ha parlato anche di scuola asserendo che è stata programmata la ripartenza per il 7 gennaio. 

Pare, infatti, che la direzione intrapresa da più parti, sia quella di ritornare in classe nelle scuole superiori con il 75% in presenza, il 25% tramite didattica digitale integrata. La situazione epidemiologica preoccupa però già da qualche giorno, da quando cioè l’indice Rt è tornato a salire. Dalla bozza sul monitoraggio settimanale dell’Iss emerge che l’incidenza in Italia del Covid-19 rimane ancora troppo elevata, tanto da non permette un allentamento, ma anzi da richiedere un rafforzamento delle misure. La miccia che potrebbe far esplodere la terza ondata dagli effetti catastrofici per il sistema sanitario nazionale potrebbe essere proprio la riapertura delle scuole.

Un aspetto, per nulla di poco conto, che passa in secondo piano. Anche la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, così come segnalano più parti, afferma che è fondamentale che la scuola riparta il 7 gennaio. La ministra assicura di presentare «un piano credibile e pronto per essere attuato», per garantire la massima sicurezza nelle scuole ma, a quanto pare, nulla è stato fatto. Sui trasporti e sugli orari differenziati non ci sono sviluppi. 

A quanto pare, d’accordo sulla riapertura delle scuole anche il ministro dei trasporti Paola de Micheli la quale assicura che gli studenti torneranno in classe in sicurezza, senza più accalcarsi sui mezzi pubblici.

Insomma, il governo è “pronto”, ma ad avere perplessità sul ritorno in classe al rientro dell’Epifania il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Agostino Miozzo che pur convinto della necessità di riportare i ragazzi in classe non nasconde che sarebbe invece il caso di non riaprirle, posto che la curva dei contagi non si è ancora appiattita.