Povertà, poveri, giornata mondiale. Certo, è un gesto di civiltà dedicare un giorno a chi è povero, a chi non vive una vita socialmente dignitosa a causa della mancanza dei necessari mezzi economici.
Comprendo il dramma della povertà, non perché sociologo, giornalista o psicologo che studia il fenomeno della povertà, ma perché sono stato povero a causa di un errore giovanile.
Premetto che non sono nato povero, in quanto la mia famiglia aveva un buon tenore di vita sociale ed economico.
A 30 anni ho deciso di aprire una società e, per alcuni errori scaturiti da una non approfondita conoscenza delle dinamiche economiche che sorreggono la vita di una società, sono finito nel baratro.
Anche i miei fratelli e le mie sorelle mi hanno lasciato solo, anzi mi hanno emarginato.
Soli, si è soli quando non si ha più un soldo e si girovaga per la città senza parlare con nessuno, solo con se stessi, cercando la luce in fondo al tunnel, ma tale luce non si intravede.
Ce l’ho fatta! Altri non ce la fanno.
Non basta istituire una giornata mondiale per i poveri. Occorre predisporre interventi immediati a favore di chi non ha la forza per risollevarsi dalla povertà che toglie anche il respiro. Si dimentica che tutti possono diventare poveri da un giorno all’altro, basta un errore nella gestione economica, basta un evento inaspettato e non programmabile, come la pandemia attuale o come una malattia che impedisce di poter lavorare ed altri eventi che la nostra volontà non può tenere sotto controllo.
Creare, allora, un corridoio solidale, di carattere istituzionale, è un intervento necessario perché il dramma della povertà ferisce non solo il singolo, ma anche tutto quanto attiene alla vita del singolo, anche i propri affetti, le proprie famiglie, i propri figli ed, in tal modo, il dramma dilaga come un fiume in piena. La povertà rappresenta una ferita del tessuto sociale e, pertanto, della vita di uno Stato. Se vi sono tanti poveri in uno Stato, esso diviene uno Stato le cui ferite lo indeboliscono fino a renderlo ammalato e stanco, a tal punto da non essere più fertile e produttivo.



