Da Cerisano
E’ stata una serata dipinta dall’icasticità sonora propria del sassofono, quella di ieri sera, al Festival delle Serre di Cerisano. Una serata iniziata in Palazzo Sersale, nell’ambito della Sezione Classica, in quel meraviglioso canalizzatore d’energia che è il Cortile del Pozzo, con il concerto, compreso nella rassegna “Musica Oggi e Domani”, curata dal professor Massimo Belmonte, in collaborazione con il professor Vincenzo Palermo, dell’Orchestra di Sax del Conservatorio di Cosenza, diretta dal professor Paolo Trampetti. Più che un’orchestra di sax, “un coro di sax”, come ha affermato Trampetti: un “coro” che ha offerto l’esecuzione di alcune composizioni “giovani”, tra cui anche una, alquanto originale, del giovane maestro cerisanese Tommaso Greco, in un concerto durante il quale, ad alcuni iniziali brani di taglio più sperimentale, sono seguiti pezzi che il direttore dell’orchestra ha definito “più tranquilli”, attraverso una sequenza coronata, infine, da una trascinante versione sax del celebre Libertango di Astor Piazzolla. Un itinerario di composizioni che ha messo in evidenza la versatilità di uno strumento, in tutti i suoi registri e al cospetto di svariati generi: dalle sonorità nuove, e i relativi ritmi, al blues e allo swing, volgendo uno sguardo alle influenze provenienti dall’America, ove il sax, del resto, ha avuto una vera e propria consacrazione col jazz. Proprio il jazz, la sezione riservata a questo irresistibile genere musicale, ha offerto, più tardi, l’opportunità di incontrare nuovamente il Sax, questo meraviglioso strumento realizzato, negli anni ’40 dell’800, da un inventore di strumenti belga. E si è trattato di un incontro con alcuni sax d’eccezione, quelli che nelle mani e col fiato di Stefano Di Battista non restano semplici strumenti musicali, diventando, piuttosto, sublimi viatici verso stati d’animo eterei, cagione di appagante piacere interiore, elementi ipnotici in un segmento di tempo che vola via troppo presto, dopo essere arrivato in alto, tanto in alto, come la voce unica di Nicky Nicolai, compagna d’arte e di vita dell’estroso sassofonista, col quale, insieme al basso di Daniele Sorrentino, alla batteria di Elio Coppola e al pianoforte di Andrea Rea, ha dato vita a una indimenticabile serata, resa, se possibile, più piacevole, dalla simpatia dell’affiatata coppia, abile a interagire con l’avvinto parterre. Una serata che ha avuto due anime, una strumentale e una completata dalle parti vocali, con la prima che ha visto Di Battista condurre verso i suoi sax l’ammirato stupore del pubblico affollante lo spartano ma confortevole teatro di via Pianolungo, accarezzando le chiavi con leggerezza, mentre le ance vibravano con potente eleganza, in un susseguirsi di assoli e numeri entusiasmanti, in cui ha collocato omaggi eccellenti, come quello a Ennio Morricone, con una particolarissima versione, che ne ha rispettato il tratto malinconico, di “Sean Sean”, tema principale della pellicola “Giù la testa”, di Sergio Leone, e a Pino Daniele, con una struggente interpretazione di “Quando”, tratta dalla colonna sonora del film “Pensavo Fosse amore… invece era un calesse” diretto da Massimo Troisi, al termine della quale s’è potuto udire un appassionato accenno di “ ‘O Sole Mio”. L’osmosi tra la “voce” del sax e quella della Nicolai ha, invece, connotato la seconda parte del concerto, con la raffinata cantante romana che ha generosamente offerto momenti estatici, grazie a una vocalità di rara intensità e a un’estensione che ha toccato anche vette liriche, proponendo, accompagnata dal resto della band e col sassofono a fare da sottile e prezioso filo conduttore, delle personali interpretazioni di alcuni tra i più grandi successi della musica leggera italiana, da “Se Stasera sono qui”, di Luigi Tenco, a “Piazza Grande”, di Lucio Dalla, fino alla trionfale conclusione con l’intramontabile “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno, che ognuno dei presenti ha portato con sé, a casa, nelle strade e nelle piazze del Festival, a serbare gli attimi di una serata indimenticabile, vissuta all’insegna del sax, tra Palazzo Sersale e via Pianolungo, tra Classica e Jazz, tra Musica e… Musica, in un connubio sospirante nel canto di queste notti cerisanesi.
Pierfrancesco Greco





