Potrà la musica salvare il mondo? Potrà la forza dirompente delle parole e del suono cambiare le cose?
La musica, i canti, gli inni, da sempre rappresentano il primo modo di ribellione con cui intere popolazioni hanno cercato la propria liberazione e il proprio modo di raccontarsi e denunciare la situazione di oppressione nella quale erano costretti a sopravvivere. Canti di lavoro, canti di lotta, canti di protesta. La voce come arma per fare rumore, farsi sentire anche da chi finge sordità istituzionalizzata.
In Italia è spesso capitato che artisti si unissero spinti da motivazioni ideali alte; penso alle canzoni per raccogliere fondi per i terremoti dell’Aquila e dell’Emilia Romagna, oppure contro la guerra.
Stavolta scenderanno in campo a sostegno di Mimmo Lucano e di Riace, quale modello d’integrazione, solidarietà e pace. Tra i firmatari dell’appello che in poche ore ha raggiunto più di mille sottoscrizioni: Brunori Sas, Afterhours, Giuliano Sangiorgi, Roy Paci, Fiorella Mannoia, Levante, Max Gazzè, Negrita, Samuele Bersani, Niccolò Fabi, Piero Pelù, Subsonica, Manuel Agnelli, The Giornalisti, Daniele Silvestri, Roberto Vecchioni.
“È stato il vento – Artisti per Riace” questo il nome del progetto-manifesto. “È stato il vento” è la frase che Mimmo Lucano ha pronunciato nel 1998 quando un’imbarcazione di curdi è approdata sulle coste di Riace. È stato creato anche un sito ufficiale www.artistixriace.it nel quale poter firmare la sottoscrizione e aderire al manifesto che vuole essere una testimonianza di vicinanza e la modalità attraverso la quale tenere alta l’attenzione su una realtà che ha provato a cambiare il volto non solo al piccolo centro in provincia di Reggio Calabria ma all’intera regione, grazie a una tipologia di accoglienza atta all’integrazione fattuale e alla rinascita di un territorio svuotato, in cui l’emigrazione aveva quasi determinato il decesso dell’intera comunità.
La Calabria dal volto pulito che cerca di affrancarsi dall’onta del luogo comune che la vede esclusivamente come terra di ‘ndrangheta e malaffare, con Mimmo Lucano e i tanti che agiscono affinché tutti si possano riconoscere quali figli della stessa umanità ha tentato la sua emancipazione.
La Calabria colorata, multietnica, viva, rappresenta il vero volto della regione. Quello che si vuole cancellare forse perché non arricchisce le tasche dei soliti (ig)noti, ma crea esistenze migliori.
I volti del pescatore arso dal sole e dal sale, di nonni vinti dalle rughe e dal tempo che passa, di padri e madri speranzosi, di figli guerrieri, così simili ai volti delle tante anime migranti che si affacciano sul Mediterraneo.
I suoni e gli odori che si fondono e danzano insieme una danza universale.
La Calabria solidale e combattente, quell’onda di movimento che, non arginabile, trova il modo per scavare la pietra della diffidenza e della paura, quella guerriera e madre dolce con le braccia aperte e la mano tesa verso il prossimo.
“È stato il vento” un vento di cambiamento che si continua a tentare di imbrigliare e processare. Un vento che racchiude tutti i Sud del mondo, accomunati dalla stessa energia, dalle stesse lotte, uniti nel nome di un riscatto sociale e di una presa di coscienza radicale e forte che diventerà inarrestabile, proprio come la musica e le canzoni che volano alto oltre le censure, i muri, i porti chiusi e le catene.
Chantal Castiglione



