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Scala Coeli, impianto Pipino: “Grave ingerenza del senatore Morra”

L’azienda proprietaria Bieco interviene a chiarimento circa il tentativo di condizionare la conferenza dei servizi divulgando informazioni errate

“Le dichiarazioni rese dal parlamentare Nicola Morra sull’impianto di smaltimento finale di rifiuti di località Pipino nel Comune di Scala Coeli tendono a stravolgere la veridicità dei fatti riscontrabili in atti e documenti facilmente acquisibili. Siamo sicuri che il Sen. Morra se solo avesse preso visione dell’intera pratica, avrebbe assunto un atteggiamento più cauto e prudente, prima di lasciarsi andare ad affermazioni non rispondenti alla realtà, in ossequio ai principi di trasparenza e legalità, a cui un rappresentante dello Stato è tenuto ad attenersi.

Siamo di fronte a una indebita ingerenza politico-istituzionale sprovvista di un pur minimo riscontro tecnico-peritale. Accuse che traggono origine dal metodo del “sentito dire” e, in quanto tale, irrispettoso e irriguardoso finanche nei confronti di un Commissario ad Acta, espressione prefettizia, nominato a seguito di una sentenza del Tar Calabria che imponeva, per inerzia riscontrata della Regione Calabria, l’obbligo di concludere il procedimento entro ulteriori 45 giorni dal deposito della sentenza.

Quanto afferma il Sen. Morra non trova riscontro alcuno in atti e documenti. Le tesi della società Bieco sono invece supportate da specifiche attività di verifiche e di accertamenti posti in essere da soggetti abilitati.

Il progetto, che ha superato la valutazione di impatto ambientale, è transitato, come a norma di legge, in sede di Conferenza dei Servizi (ben 5 sedute). Da questa procedura, durata ben tre anni, si è evinto che l’area su cui è localizzato l’impianto non ricade in alcuna zona gravata da vincoli che precludono la realizzabilità dell’intervento.

L’inesistenza dei rischi alle produzioni biologiche è stata accertata dal nulla osta rilasciato dal competente dipartimento Agricoltura che ha preso parte ai lavori della conferenza dei servizi. Lo conferma il fatto che l’impianto tuttora in esercizio non ha provocato alcuna fonte di inquinamento sulle diverse matrici ambientali (acqua, aria, suolo). I “pochissimi metri dal mare” citati sono in realtà 10 chilometri in linea d’aria dalla costa (15 chilometri per vie stradali), mentre, si sottolinea, il centro abitato più vicino è a 5 chilometri di distanza in linea d’aria.

L’impianto controllato di rifiuti non pericolosi è a norma, adempie pienamente al dettame legislativo (n. 36/2003) in materia di costruzione e gestione, per cui all’eventuale approvazione del progetto da parte dell’autorità competente ai fini del rilascio AIA conseguirà automaticamente la variante al Piano regolatore generale comunale.

Per quanto attiene alla viabilità, la società è in possesso dell’autorizzazione del Comune all’adeguamento stradale, facendosi carico sia della sistemazione di circa 1.5 km di sede viaria sia di un cavalcavia.

L’azienda risponde con i fatti agli impianti accusatori basati sul nulla, se non su un fazioso populismo in linea con il modus operandi di alcune associazioni pseudoambientaliste. Piccole strategie messe in campo con l’esclusivo fine di condizionare i lavori della Conferenza dei Servizi, istituita a seguito di giudizi amministrativi i cui effetti trovano legittima e incondizionata attuazione nelle determinazioni del Presidente di quella Conferenza, nella persona del nominato Commissario ad acta”.

Il Sen. Morra pare ignorare la situazione di grave affanno, se non di collasso, del sistema regionale di smaltimento rifiuti in Calabria, che vedrebbe nel progetto di ampliamento al vaglio una decisiva e appropriata soluzione.

Il parlamentare si rende protagonista di un generico attacco circa presunti cambiamenti di pareri e determinazioni dei settori competenti, chiude persino con l’augurio che “il progetto venga rigettato”, oltre alla incommentabile precisazione che “nella peggiore delle ipotesi nessuno rimarrà indifferente”.

Da un esponente delle istituzioni, insinuare dubbi sull’operato del commissario ad acta o tacciare come “buca” un impianto regolarmente autorizzato dimostra una superficialità che, come cittadini, ci ferisce e ci dispiace.