Terranova, Pd: “Il Sud come porta d’ingresso di una nuova Europa…”

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“L’Europa è il continente con maggiore storia democratica e civiltà. Oggi denota una forte sofferenza sociale e istituzionale. Nessun Paese membro europeo presenta stabilità e vigore economico.

È a rischio il profilo e la tenuta dello stato-nazione e sono in atto processi di sfaldamento degli assetti produttivi e il fiorire dei localismi che nel lessico moderno vengono definiti sovranismi. Molte ricerche di settore rappresentano l’Europa come il continente con la più preoccupante stagnazione o fermo demografico, dove la sola Francia si differenzia in particolare per incremento di nati e per una piramide della popolazione più florida”, scrive Giuseppe Terranova, dirigente regionale del Pd

“Il resto costituisce un quadro con una notevole percentuale di anziani che surclassa il numero dei giovani che nascono e vivono nei vari Stati europei. Mentre altri continenti del pianeta hanno indicatori demografici completamente differenti che costituiscono solide basi e vivono forti auspici per un futuro più prospero per le relative popolazioni.

È il segno che nell’ultimo decennio si sono sviluppati processi che hanno cambiato la struttura sociale ed economica del mondo. Di fronte a ciò la storia insegna che non sono utili aggiustamenti di facciata.

Occorrono ripensamenti e scelte di campo forti.

E le forze progressiste hanno il dovere di rivedere vecchie logiche e impostazioni e affrontare le sfide di questo passaggio d’epoca con nuove idee e inedito vigore progettuale e ideologico. Per ridare fiato e passo ad una parte del pianeta, che di fatto non è più cerniera tra est e ovest, perché fa fatica a competere con l’Asia e con le Americhe, e per assicurare nuovi equilibri globali. È il banco di prova per chi vuole costruire la pace e la solidarietà e non lasciare il mondo a destini incerti. Perché sullo sfondo si avverte soffiare il vento dello scontro di civiltà e la paura di vedere nascere nuove guerre civili.

E anche noi che abitiamo e viviamo i territori del sud e del mediterraneo dobbiamo, come non mai, renderci conto che siamo la porta d’ingresso dell’Europa e che finora su questo punto di enorme forza non abbiamo fatto leva.

Noi europei del Sud non ci rendiamo conto del ruolo strategico che avremmo potuto svolgere, anche per quanto attiene le relazioni che l’Europa ha in essere tra i paesi del bacino del mediterraneo e il resto del mondo. E che dobbiamo necessariamente svolgere se vogliamo produrre effetti positivi per le nostre genti.  Soprattutto in relazione al dato che si conserva da sempre, almeno dal ‘900 in poi, delle due Italie e della Calabria in particolare, e che non è stato rimosso.

Anzi si è drammaticamente consolidato, se si guarda l’ultimo rapporto Svimez, dove emergono aspetti dirompenti come lo spopolamento delle aree interne, la desertificazione di imprese e produzioni e la fuga verso il nord o altri Stati delle giovani generazioni. Il Sud e la Calabria sono la zona più povera in Europa con conseguente bassa vitalità sociale dove è molto debole e marginale la funzione dello stato nazionale e a serio rischio la civile convivenza.

Il Mezzogiorno denota criticità e strozzature vistose che lo rendono debole, molto distante e di fatto staccato dal contesto nazionale.

Tale differenza è vistosamente maggiore per quanto attiene le vie di trasporto, comunicazione e accessibilità e investe la regolare mobilità di persone, merci e quant’altro. E dove si presenta assolutamente insufficiente e marcatamente inadeguata la proposta e l’attività delle istituzioni regionali. I dati ci impongono una riflessione seria e critica sul vissuto del regionalismo. E la necessità di ripensare l’istituto regionale a livello normativo e di confine territoriale, puntando soprattutto sulla valorizzazione dello strumento europeo della macroregione.

Credo che anche da queste considerazioni passi l’esigenza del rinnovamento e la credibilità delle classi dirigenti. Il cambiamento non può avere altre connotazioni se non l’assunzione piena e la constatazione della realtà che ci circonda.

Sarebbe utile prendere spunto da tali indicatori e determinarsi con forza e responsabilità. Per delimitare un nuovo e immediato campo di azione dove la Politica è chiamata a dare il meglio di sé, praticando veri e profondi momenti di rottura rispetto al passato e per riannodare un rapporto di fiducia con i cittadini. Se non lo facciamo diventiamo agenti protagonisti e fautori della conservazione”.

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