A Rende si vuole vendere parte del patrimonio?

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Su Gazzetta del Sud stamane si è anticipata una notizia che avrebbe del clamoroso se confermata.

La parola d’ordine, al Comune di Rende, è il denaro pubblico. Si sta cercando in tutti i modi di razionalizzare la spesa e studiare, rivedere, rimodulare quelle che sono le scritture contabili ed i Bilanci ufficiale degli ultimi anni. Ciò per scongiurare un dissesto che porterebbe delle conseguenze indescrivibili per una città come quella del Campagnano. Al di là della notizia, ormai nota, delle carte portate nelle Commissioni congiunte insieme all’assessore al ramo Pierpaolo Iantorno ed al dirigente Antonio Infantino, l’amministrazione comunale ha ricevuto, nei giorni scorsi, il lavoro di alcuni ingegneri cosentini che, delegati dal Comune, hanno elaborato una ricognizione dei beni patrimoniali dell’ente. Nello specifico tutti gli immobili di proprietà comunale. Perché tutto questo? La volontà è quella di vendere ciò che – secondo le scelte politiche della guida amministrativa – non rappresentano più alcuna utilità per il Comune. Secondo fonti bene informate potrebbero arrivare presto in Consiglio almeno 5/6 immobili comunali pronti ad essere venduti. Quali? Ancora top secret sulle scelte ma – pare di capire – la volontà politica dell’amministrazione vi sia tutta. Proprio per andare incontro alle richieste – anche- della Corte dei Conti che invoca, chiaramente, “pezze giustificative”e motivazioni utili per non indicare il “pollice verso” a Manna. Ne sapremo di più nei prossimi giorni. A proposito del sindaco, sempre sulla falsa riga dei conti pubblici e del paventato dissesto: “I comuni in dissesto in Calabria non rappresentano più una notizia. Il dato è certo. Giuste quindi le preoccupazioni di Mazzuca, presidente Uniundustria, sopratutto per quanto riguarda “ i blocchi dei pagamenti ad imprese e fornitori già pesantemente esposti nei confronti del sistema bancario con la conseguente chiusura di tante imprese ed attività economiche, licenziamenti a catena”. La non buona politica- per il primo cittadino – ha pensato troppo alla ricerca del consenso, anche e sopratutto aprendo i rubinetti di casse piene, e meno nel far rispettare quei doveri che il cittadino ha nei confronti di un comune. Ed è stato del tutto naturale la difficoltà nel mantenere alta la qualità dei servizi da offrire agli stessi cittadini. Poi il Governo ha tagliato i fondi ed è andato in tilt completamente tutto. Noi sindaci ,di questo periodo storico complicato, siamo come dei maratoneti alla ricerca di quel traguardo che vediamo da lontano, ma facciamo molta fatica a raggiungerlo. Ci ritroviamo a gestire città importanti e numerose con casse vuote”, asserisce. Per Manna “non è affatto facile uscire dal predissesto, anche perché si fa tanta fatica a far pagare le tasse al cittadino. Nel mio comune , con l’assessore Intorno,  il dirigente al ramo e l’ufficio tributi, stiamo lavorando sodo cercando di agevolare in tutti i modi il cittadino. Il fisco amico non è una parolaccia ma è l’unico modo per far ripartire una macchina con il motore spento. L’allarme Calabria va lanciato e il messaggio deve arrivare forte al governo centrale. Adesso non bisogna perdere tempo e serve l’unione di tutti per evitare il collasso economico di un territorio che non merita tutta questa sofferenza”, il suo appello.