A Rende l’analisi su “Nimby”, la sindrome che paralizza il ciclo dei rifiuti

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Con l’obiettivo di fornire dati e conoscenze e di promuovere un approccio serio al tema della corretta gestione dei rifiuti, di stretta attualità in Calabria dove l’emergenza ambientale è acuita nelle ultime ore dalla saturazione delle discariche, si è svolto nel Museo del Presente di Rende, un convegno promosso dall’Ato 1 Cosenza e dal Cirs, il Comitato Interdisciplinare Rifiuti e Salute, organismo comprensivo di esperti qualificati nei diversi campi disciplinari e professionali interessati, come biologi, chimici, geologi, ingegneri, medici e che ha tra i suoi obiettivi quello di bypassare le fisiologiche visioni di parte o settoriali nell’ambito della gestione dei rifiuti e dei possibili rischi alla salute delle popolazioni interessate dagli impianti per lo smaltimento.

Il titolo dell’appuntamento, Nimby, acronimo inglese che significa Non nel mio giardino, traduce la posizione oggi prevalente, di contrarietà alla realizzazione di impianti o discariche in luoghi vicini a dove si vive e si lavora. 

Coordinato da Giacomo Mancini, l’incontro, al quale hanno partecipato sindaci, amministratori locali ed associazioni ambientaliste, ha offerto interessanti spunti di riflessione e confronto sulla importanza della presenza nei territori di una efficace filiera impiantistica integrata, ma anche della conoscenza delle modalità di funzionamento di tali infrastrutture, comunemente ritenute inquinanti e nocive per la salute, oggi al contrario dotate di strumenti innovativi e tecnologicamente avanzati tali da consentire un’adeguata rigenerazione del rifiuto ed una rigorosa gestione degli scarti. «Lo testimonia – ha sottolineato nella sua introduzione Alessandro Brutto, presidente sezione varie di Unindustria Calabria – il livello della qualità della vita di nazioni progredite come Germania e Olanda, o di alcune regioni italiane come Trentino, Lombardia ed Emilia Romagna, dove la filiera impiantistica per la corretta gestione dei rifiuti, è presente e funziona in ogni sua fase: inizia dalla raccolta differenziata, quindi con il riciclo e il riutilizzo dei rifiuti come materia prima, prosegue con le varie forme di recupero compreso quello energetico dei termovalorizzatori, e finisce con lo smaltimento in discarica degli scarti non riutilizzabili e recuperabili, che comunque costituiscono almeno il 30% dei rifiuti prodotti». 

Il convegno, che sarà integralmente trasmesso sulle frequenze di Radio Radicale, ha registrato anche l’intervento di Paolo Russo, deputato e già presidente della Commissione Parlamentare di Inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse. «Nelle regioni del Mezzogiorno – ha detto tra l’altro – milioni di tonnellate di spazzatura, in mancanza di impianti, vengono spedite in giro per il mondo per essere valorizzate altrove, con un suggestivo elemento ideologico per il quale non si vogliono infrastrutture sul territorio ma poi si è disponibili a consumare energia e a produrre Co2 per incolonnare centinaia di camion da destinare al trasporto degli scarti. Un atteggiamento immaturo – ha aggiunto il deputato – e certamente non rispettoso dell’ambiente».

Le relazioni sono state svolte dai coordinatori del Cirs, Raffaello Cossu, professore ordinario di gestione dei rifiuti solidi all’Università di Padova, e Margherita Ferrante, docente di igiene generale ed applicata e responsabile del laboratorio di igiene ambientale e degli alimenti al dipartimento di scienze mediche, chirurgiche e tecnologiche dell’Università di Catania. «In Europa – ha tra l’altro affermato il professor Cossu, che è anche membro del Managing Board dell’IWWG – International Waste Working Group, la principale associazione scientifica internazionale in materia di rifiuti solidi – quei paesi notoriamente famosi per come tutelano il loro ambiente, come la Svizzera, la Danimarca, la Svezia, smaltiscono i rifiuti in maniera integrata inviando al termovalorizzatore ciò che può produrre energia e mettendo gli scarti, adeguatamente trattati, in depositi sul terreno che forse è improprio chiamare discariche, termine che rimanda a quella tipologia di accumulo utilizzata in passato e non più rispondente alle moderne esigenze di tutela della salute. Peraltro – ha ricordato il docente – anche ipotizzando una raccolta differenziata del cento per cento, percentuale impossibile da raggiungere, avremmo comunque il problema di smaltire gli scarti in ogni caso prodotti anche dal riciclo dei materiali, mediamente stimati al 15% della massa complessiva. Per cui dalle discariche, almeno in questa fase, non si può prescindere».  

«Il riciclaggio dei materiali è fondamentale, ma la chiusura del ciclo dei rifiuti necessita di poter collocare in discarica i residui dei cicli di recupero, poiché i materiali non hanno una vita infinita – ha sottolineato Margherita Ferrante, tra l’altro anche membro della Commissione Tecnica Terreni Contaminati, organo consultivo della Camera dei Deputati – Bisogna pensare ad una pianificazione strategica degli impianti necessari ad evitare che gli scarti, invece di essere correttamente smaltiti, finiscano dispersi nell’ambiente. Questa progettualità va presentata ai cittadini con estrema chiarezza e contestualizzata, privilegiando i percorsi virtuosi».

Il dibattito, al quale è intervenuto anche Giuseppe Mancini, docente di impianti di trattamento sanitario ambientale, autore di oltre 120 pubblicazioni scientifiche sulla materia, su riviste nazionali ed internazionali, è stato concluso dal presidente dell’Ato Cosenza, Marcello Manna: «C’è un doppio binario, quello dell’emergenza e quello della programmazione – ha detto tra l’altro – In tempi ridottissimi dobbiamo individuare i siti per l’Ecodistretto e le discariche per andare oltre le attuali criticità. Poi bisogna progettare il futuro. Questo convegno, con relatori di altissimo livello e spessore culturale, ha offerto spunti ed indicazioni importanti in questo senso. Avvieremo con il Cirs una proficua collaborazione provando a guardare tutti gli aspetti del problema dello smaltimento dei rifiuti, cercando soluzioni concrete. Sicuramente occorre una comunicazione adeguata a rasserenare gli animi e raffreddare gli allarmismi tra i cittadini generati da una informazione non sempre corretta. Il tempo è scaduto e non c’è alcuna possibilità di rinviare le decisioni. Siamo ultimi in Europa non solo per dotazione di impianti ma addirittura per progettualità. E non possiamo più permettercelo».

 

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