Ragazzo disabile abbandonato dalle istituzioni, per lui niente più cure

negate-cure-disabile-acri-cosenza-calabria
Pubblicità

A qualcuno, forse, sfugge che viviamo nell’anno 2020, anche se ancora in molte zone della nostra bella Calabria sembra di essere nel lontano medioevo, quando ci si ammalava e si moriva per l’influenza, il morbillo o addirittura la dissenteria.

Tanto da quell’epoca per fortuna è cambiato, la ricerca medico-scientifica ha fatto passi da gigante, ma la qualità delle prestazioni mediche dipende da molti fattori organizzativi. Ed è proprio l’organizzazione quella che manca in Calabria. Prendiamo oggi d’esempio Acri, comune dell’entroterra, tra i più importanti della provincia di Cosenza. Qui si registra il dramma di Pasquale Funaro, costretto a vivere su una sedia a rotelle vittima di uno Stato che non riesce ad assicurare le prestazioni minime essenziali di sostegno e di supporto.

L’ospedale di Acri, inglobato nello spoke Corigliano Rossano, avrebbe dovuto garantire al giovane Pasquale le terapie riabilitative utili alla sua patologia, ma ciò non è più possibile: non si può espletare il servizio per carenza organico, nonostante la riabilitazione fisioterapica sia necessaria per alleviare i suoi disagi. Insomma ai diversamente abili di Acri è negato il diritto di poter usufruire di cure riabilitative. 

Il centro di riabilitazione per chi è affetto, come Pasquale, da tetraparesi spastica, non può garantire la fisioterapia. Dunque non c’è scampo per chi va incontro ad una paralisi della muscolatura volontaria degli arti! Il fisoterapista, in questi casi, è una figura necessaria, nonostante ciò poco interessa. Un’assurdità che già da tanto, troppo tempo, va avanti, con i pazienti di Acri costretti a vivere sulle sedie a rotelle senza poter usufruire delle terapie necessarie

Pubblicità