Anche la Calabria premia Ferrente per “Selfie”, film realizzato con il cellulare

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Continua il Premio Mario Gallo organizzato dalla Cineteca della Calabria, con il sostegno della Regione  Calabria, con un evento dedicato al cinema documentario. Martedì 11 FEBBRAIO al cinema San Nicola di Cosenza – in collaborazione con la rassegna Altri Sguardi di Cineforum Falso Movimento e CGC srl – arriva in città il regista Agostino Ferrente, già segnalatosi con l’orchestra di Piazza Vittorio, per presentare Selfie, il documentario che ha riscosso unanimi consensi al Festival di Berlino nel 2019. “Selfie” è interpretato e filmato con l’uso del telefono cellulare da Alessandro Antonelli e Pietro Orlando, due ragazzi del Rione Traiano. Il film ha partecipato al Festival di Berlino dello scorso anno nella sezione Panorama con grande successo di critica: “Penetrante e commovente” lo ha giudicato The Hollywood Reporter, “Due fantastici protagonisti” sono per  Variety i sedicenni che si raccontano ricordando la morte del loro amico Davide Bifolco che, nell’estate del 2014, scambiato per un latitante, viene colpito a morte durante un inseguimento da un carabiniere. Ferrente aveva già narrato i sogni degli adolescenti in “Le cose belle” (regia in coppia con Giovanni Piperno), in cui riprendeva i tre protagonisti a dieci anni di distanza, con il carico di illusioni perdute e la crudeltà dei quartieri che polverizza ogni possibile evasione, ogni speranza. Oggi Selfie racconta due sedicenni del rione Traiano che cercano di raccontare il quartiere e loro stessi, utilizzando un cellulare che li riprende in primo piano e ciò che li circonda sullo sfondo. Ferrente alterna i filmati autoprodotti dai ragazzi montando alcune immagini di telecamere piazzate come quelle della videosorveglianza, filmati che sembrano ogni volta preannunciare il peggio, abituati come siamo a vederle in tv, nei telegiornali. E invece non succede nulla: uno schiaffo a chi ha il cervello pieno di video consumati e già visti prima ancora di premere play. Ma quello che i ragazzi – coetanei di Davide Bifolco – provano a fare è soprattutto sbriciolare i preconcetti costruiti, soprattutto da molti media, sulla retorica del “quartiere difficile”, sbriciolare quella terribile frase (“Vabbè, uno di meno“), che purtroppo dopo la morte di Davide molti napoletani hanno pronunciato, semplicemente perché il ragazzino senza casco doveva essere automaticamente un delinquente, in quel rione. Commuove il rapporto tra i protagonisti, un’amicizia di rara intensità e bellezza, raramente raccontata al cinema. E la loro voglia di superare quel “muro” del quartiere, visto come la siepe del Leopardi, arrivare a comprare una casa a Posillipo, lasciare le strade probabili per tutte quelle possibili. “Ma è meglio non pensare a quello che non tengo”, dice Alessandro a Pietro, quando il film sta per finire.

 

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