Il grido disperato delle famiglie cosentine

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La disperazione delle famiglie in emergenza abitativa
“Siamo le famiglie che percepiscono il contributo per l’emergenza abitativa, siamo 180 famiglie per la precisione e stamattina abbiamo occupato il salone di rappresentanza del Comune di Cosenza. Viviamo da anni con questo sussidio per la casa, altrimenti non sapremmo proprio dove abitare. Abbiamo subìto sfratti, crolli, perdita di lavoro e tante altre problematiche, e di conseguenza ci troviamo in questa situazione di emergenza. Quando abbiamo fatto la domanda per l’emergenza abitativa, speravamo che dopo poco tempo, ci sarebbe stata assegnata una casa popolare, così da poter uscire dall’emergenza e avere una tranquillità abitativa definitiva. Purtroppo, il sistema che c’è dietro le case popolari è marcio e le vittime di questa situazione siamo noi e le tante famiglie in graduatoria. 
Da gennaio, il Comune non vuole più erogare il contributo per l’emergenza abitativa. Le cause di questa decisione sono il dissesto e il fatto che, con il reddito di cittadinanza, si ha un ulteriore contributo per pagare l’affitto (280 euro). Alcuni di noi hanno fatto domanda per il reddito, altri no. Siamo consapevoli del fatto che sia giusto, se si prende già un sussidio, non prenderne un altro per lo stesso motivo, ma il problema è un altro: chi ci assicura che rimarremo nella lista dell’emergenza abitativa, una volta interrotto il contributo? 
Con il bilancio riequilibrato, non è neanche sicuro che esisterà in futuro la voce dell’emergenza abitativa. Nel caso questo taglio dovesse diventare definitivo, come potremo usufruire nuovamente del sussidio, se un giorno non dovessimo più percepire il reddito di cittadinanza? Ma soprattutto, il problema riguarda chi il reddito di cittadinanza non può riceverlo, perché in questo caso non saprebbe davvero come pagare l’affitto.  Ci chiediamo, inoltre, perché non si metta mano seriamente alla situazione delle case popolari e perché non si cominci a dare la casa a chi ne ha veramente bisogno. 
Stamattina abbiamo fatto questa protesta perché vogliamo delle risposte certe. Il rimpallo tra dirigenti e amministratori non dobbiamo pagarlo noi e, se c’è il dissesto, non siamo stati certamente noi a causarlo.  Purtroppo, ad oggi, chi paga questa situazione siamo noi e le nostre famiglie. Molti dei nostri mariti e delle nostre mogli, lavorano per le stesse cooperative e per le stesse aziende alle quali il Comune non ha ancora saldato le mensilità arretrate. Pensate che sia facile vivere in questa insicurezza costante? 
Dopo le diverse proteste delle scorse settimane, che non sono state sufficienti, oggi, spinti dalla disperazione, siamo riusciti ad ottenere delle piccole ma importanti risposte e, all’inizio della settimana prossima, avremo un ulteriore incontro.  
Non ci fermeremo, non abbasseremo la guardia: la nostra battaglia è solo all’inizio e tutte le istituzioni coinvolte dovranno prendersi le responsabilità delle loro scelte.”
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