“L’Italia (con naturalmente tutte le precauzioni possibili) mi auguro possa, al più presto, ripartire, iniziando magari dalla Calabria e dalle altre regioni del Sud (per fortuna, meno colpite dal coronavirus), ma tutte le scuole e le università, a mio avviso, al di là dell’andamento dell’epidemia, devono assolutamente restare, per quest’anno scolastico, chiuse, e continuare, come si sta facendo, con grande senso di responsabilità, con la didattica a distanza, se si vuole evitare, visto che è praticamente impossibile rispettare nelle aule il distanziamento sociale (si pensi alle cosiddette classi pollaio!), che accada qualcosa di catastrofico e irreparabile, che con la chiusura delle scuole si è miracolosamente riusciti a scongiurare”.
E’ quanto afferma, in una nota, il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che ricorda “la sua quasi solitaria battaglia per la chiusura di tutte le scuole, promossa, per primo e da solo in Calabria, e tra i primi e pochi in Italia, già a partire dal 23 febbraio, poche ore dopo la dichiarazione di zona rossa di Codogno e di altri comuni del Lodigiano, quando gli stessi scienziati definivano il ‘coronavirus poco più che una influenza’”.
Oggi Corbelli si chiede “cosa sarebbe successo se non fossero state chiuse, a partire da lunedì 5 marzo, tutte le scuole e università in Italia, come Diritti Civili ha chiesto in Calabria, in perfetta solitudine e contro l’allora opinione prevalente, già il 23 febbraio, minacciando finanche di denunciare, se non lo avesse fatto, il Premier Conte e il Governo? Non ci sono oggi più dubbi che se non si fosse intervenuto in tempo, chiudendo le scuole, quella che è oggi una tragedia sarebbe diventata una ecatombe! La chiusura delle scuole ha infatti, per fortuna, neutralizzato in tempo quella che era una vera polveriera, una autentica bomba pronta ad esplodere con conseguenze devastanti e irrimediabili in tutto il Paese. Già poche ore dopo la scelta del Governo, il 23 febbraio, di dichiarare zona rossa Codogno e altri comuni del lodigiano, e addirittura cinque giorni prima che venisse scoperto (il 28 febbraio) il primo caso positivo in Calabria(il pensionato di Cetraro rientrato dal Lodigiano), ho subito chiesto (con un primo appello trasmesso domenica sera 23 febbraio dal Tg Rai Calabria e il giorno dopo da altri importanti media calabresi, come questa testa on line Calabriadirettanews.com) che venissero chiuse subito tutte le scuole in Calabria, per almeno una settimana, in attesa che si chiarisse la situazione in Lombardia. Lo avevo fatto denunciando i primi rientri, già in quelle ore (due settimane prima del famoso decreto del Governo del 4 marzo che diede poi il via al primo assalto notturno ai treni diretti al Sud), dal Nord in Calabria e in altre regioni del Meridione. Avevo, forse per un eccesso di precauzione e prevenzione, immaginato il possibile pericolo nonostante gli scienziati, inducendo tutti in errore, parlassero di un virus che era poco più di una influenza.
Il giorno dopo il primo intervento e appello di Diritti Civili, la Presidente della Regione, Jole Santelli, lunedì 24 febbraio, aveva, con apposita ordinanza, disposto la chiusura per una settimana di tutte le scuole calabresi, ma il Premier Conte e il Governo si erano opposti sospendendo la stessa ordinanza. Per questo – continua Corbelli – avevo continuato da solo la battaglia che avevo ripreso con forza pochi giorni dopo, subito dopo la scoperta (il 28 febbraio) del primo caso positivo in Calabria (.(il pensionato di Cetraro rientrato dal Lodigiano). Domenica 1 marzo avevo rivolto un nuovo appello, chiedendo questa volta la chiusura delle scuole in tutta Italia (appello reso noto ancora una volta dal Tg Rai Calabria) e personalmente, subito dopo , tramite wa, avevo affrontato il problema con la Presidente Santelli, che avevo invitato “a reiterare l’ordinanza alla luce del caso del primo positivo di Cetraro e dei tantissimi, incontrollati, rientri nella nostra regione, dal Nord, molti anche dai comuni della cosiddetta zona rossa, diversi direttamente dal comune di Codogno, uno dei focolai di questa epidemia. Purtroppo la Governatrice calabrese mi spiegò in quei giorni che non poteva ripresentare l’istanza visto che il Tar del Lazio aveva annullato l’ordinanza del Presidente delle Marche che, in disaccordo con il Governo, aveva disposto la chiusura di tutte le scuole nella sua regione ( e i fatti drammatici, con le migliaia di contagi e le centinaia di morti nella sua regione, una delle più colpite, stanno purtroppo dimostrando quanto avesse ragione!).
Io chiesi, più volte, alla Santelli di non farsi condizionare da questa sentenza e di ripresentare l’ordinanza di chiusura. Ma, purtroppo, senza successo. Dovetti per questo continuare da solo la mia battaglia sino a quando il 4 marzo il Governo non decise e annunciò finalmente la chiusura di tutte le scuole e le Università in Italia, con decorrenza immediata, a partire dal 5 marzo, un provvedimento giusto, responsabile e inevitabile che mi auguravo non fosse tardivo. Per fortuna si è intervenuti in tempo. Per questo è adesso semplicemente impensabile e irresponsabile ipotizzare la riapertura delle scuole, anche se solo per poche settimane”.



