Gio 17 Giu 2021
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MES, Corona-bond e Fondo di solidarietà tra Stati: lo stato dell’arte e la posizione dei gruppi parlamentari

A cura dell’Avv. Luigi Salvatore Falco

L’emergenza epidemiologica che stiamo affrontando è, purtroppo, divenuta anche emergenza economica e, proprio sulla scorta di questo mutamento emergenziale, le istituzioni – nazionali e comunitarie – stanno predisponendo (e non con poche difficoltà!) le misure economiche necessarie a tamponare i danni nonché a gestire la ripartenza c.d. “fase 2”.

La diatriba è ora incentrata sulla dicotomica tra MES e Coronabond e, in questa sede, si cercherà di fornire taluni chiarimenti sulla portata economica e politica di dette misure.

Ebbene, il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) è un’organizzazione intergovernativa europea istituita allo scopo di fornire assistenza finanziaria ai Paesi dell’area euro che stanno attraversando gravi problemi di liquidità finanziaria;  questo è autorizzato solo se necessario a salvaguardare la stabilità finanziaria dell’intera area euro e non solo il Paese che ne chiede la concessione.

Lo strumento principale d’intervento del MES è la concessione di prestiti ai Paesi in difficoltà per consentire un aggiustamento macroeconomico (Es. Grecia) ovvero, anche, il prestito per la ricapitalizzazione indiretta delle banche (Es. Spagna).

Naturalmente, i predetti prestiti non vengono concessi senza il soddisfo di condizioni, è infatti necessario che il Paese richiedente sottoscriva una lettera di intenti o un protocollo d’intesa ed, inoltre, i Paesi richiedenti devono soddisfare taluni criteri(ad esempio il rapporto debito/Pil deve essere entro il 60%) oltre a impegnarsi nel rispetto del patto di stabilità e crescita e della procedura per i disavanzi eccessivi.

Recentemente è stato presentato al Parlamento europeo un emendamento che, pur non essendo rubricato “eurobond ovvero coronabond”, nella sostanza esprime una struttura del tutto similare alla misura in commento così come discussa dalla politica recente.

Si tratta di una proposta (bocciata dal Parlamento europeo ma che può en essere riproposta in altri termini) che prevede l’emissione di debito “comunitario”. L’emendamento in analisi ipotizzava che una quota sostanziale di debito per contrastare le conseguenze del Covid-19 venisse mutualizzata a livello comunitario dall’Unione con la previsione di una forma di controllo fiscale da parte dell’Unione stessa.

È fondamentale, ora, analizzare le diverse e contrastanti posizioni assunte dai partiti italiani (e, soprattutto, dei paesi del nord Europa) sulle predette misure di politica economica comunitaria.

Sul MES.

L’attuale esecutivo (M5S e PD-Italia Viva)  è contrario – quantomeno per quanto ha dichiarato il premier in conferenza stampa – sull’attivazione del MES anche se, nei fatti, il Ministro Gualtieri pare abbia sottoscritto (come evidenziato dai Senatori Salvini e Meloni) un documento secondo il quale se dovessero ricorrere in futuro le condizioni (ad esempio il mancato rispetto dei termini del patto di stabilità) l’Italia, in assenza di ulteriori strumenti approvati dall’UE nelle more, sarà costretta ad attingere -necessariamente- al MES.

L’opposizione (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia) si dichiara contraria a fortiori all’attivazione del MES; La motivazione di questa avversione risiede nell’evitare il rischio che l’Italia rimanga assoggettata all’indebitamento  – perenne – nei riguardi di un’Europa capitanata dai Paesi del Nord.

Merita, per completezza dell’esposizione, di essere precisato che – sul piano internazionale – sono favorevoli al MES Germania e Olanda e – timidamente contro – Spagna, Francia e i paesi del sud Europa.

Sui “corona-bond o eurobond”.

Proposto al Parlamento Europeo l’emendamento dai Verdi, le compagini partitiche di maggioranza si sono espresse a favore (nonostante vi sia scontro interno tra chi si dichiara pro e chi contro al MES) unitamente a gli europarlamentari di Fratelli d’Italia.

Sono, invece, contrari i gruppi parlamentari di Lega e Forza Italia; La Lega ha giustificato il suo voto contrario asserendo che gli euro-bond significavano eurotasse con l’effetto di rinunciare alla sovranità fiscale nazionale per consegnare le chiavi di “casa” a Germania e Troika. Spigano gli europarlamentari del Carroccio che sono utilmente utilizzabili strumenti già esistenti (come il fondo di solidarietà tra Stati nato per rispondere alle grandi calamità naturali ed esprimere la solidarietà europea alle regioni colpite all’interno dell’UE) ovvero, sarebbe auspicabile e molto più agevole, che l’Europa autorizzasse l’impiego dei Fondi europei non spesi (da Stato e Regioni) al fine di intervenire – settorialmente e in modo mirato secondo il principio di sussidiarietà – sui singoli problemi che affliggono le diverse compagini sociali e territoriali.

Forza Italia, invece, ha dichiarato che gli Eurobond sono di fatto irrealizzabili e che sarebbe servito a poco inserirli all’interno della risoluzione del Parlamento Europeo.

Per completezza di trattazione, si precisa che il confronto politico -sia nazionale che comunitario- non si è certamente concluso. Pertanto, non è esclusa l’ipotesi dell’approvazione di misure diverse (anche se simili) a quelle appena descritte.