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Coronavirus, fase 2: cosa si può fare

La data dell’inizio della fase 2 si avvicina, con l’ annuncio del premier Conte, attraverso anche un post su Facebook, di un programma nazionale in vista della ripartenza del 4 maggio. Il presidente del Consiglio ha parlato di “una riorganizzazione delle modalità di espletamento delle prestazioni lavorative, un ripensamento delle modalità di trasporto, nuove regole per le attività commerciali”.

Ma dopo settimane di lockdown, cosa si potrà fare durante la fase 2 ?

Naturalmente non bisognerà mettere da parte la cautela e l’osservanza delle misure igieniche e di sicurezza, ma dal 4 maggio, sempre in base alle disposizioni regionali che verranno stabilite, pare si possa di nuovo uscire anche senza comprovate esigenze lavorative o di salute: per fare una passeggiata, ad esempio, o per andare in visita da un parente.

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha affermato, come riporta il Corriere della Sera: “Stiamo lavorando perché il 4 maggio i cittadini possano uscire, sempre che i dati lo consentiranno”. Dati che, ad oggi, dimostrano l’efficacia delle misure restrittive per contenere i contagi.

Si ipotizzano riaperture e allentamenti delle restrizioni in base a fasce d’età, a scaglionamenti per entrare nei negozi e nelle spiagge, ma per il momento ancora nulla è stato deciso. Si potrebbe tornare a passeggiare anche lontano da casa, ma in solitaria o al massimo in compagnia di un’altra persona, sempre rispettando la distanza di sicurezza.

L’utilizzo di guanti e mascherine sarà caldamente consigliato anche per recarsi dai parenti, in caso sia difficile mantenere la distanza dagli individui. Gli assembramenti saranno comunque vietati, sia al chiuso che all’aperto.

Spostarsi da un comune all’altro, e da regione a regione, sarà di nuovo permesso, anche se forse non da subito. È auspicabile che la curva dei contagi continui a scendere prima di riaprire tutto e favorire il turismo in prospettiva della stagione estiva. Potrebbero subentrare nuove misure per evitare il sovraffollamento in luoghi specifici.

Per quanto riguarda bar e ristoranti, l’attesa potrebbe essere più lunga: la priorità è mettere i locali in sicurezza, privilegiando in un primo momento il cibo da asporto. Quando saranno garantiti dispositivi di protezione al personale di bar e ristoranti, e sarà garantita la distanza di sicurezza tra i clienti – ad esempio con l’istallazione di pareti e divisori tra i tavoli (pannelli in plexiglass, mobilio, ecc.) – si procederà con l’apertura dei locali.

Secondo quanto osservato nel rapporto Inail in studio dalla Presidenza del Consiglio, si raccomanda negli “ambienti dove operano più lavoratori contemporaneamente, soluzioni innovative come il riposizionamento delle postazioni o l’introduzione di barriere separatorie. Si raccomanda anche l’adozione di “orari scaglionati e laddove possibile, prevedere una porta di entrata ed una di uscita dedicate”. Si esclude la possibilità di fare riunioni nelle aziende e negli uffici, favorendo l’attività da remoto, o in alternativa deve essere garantita la distanza di sicurezza. La modalità di smart working sarà comunque consigliata per quei lavoratori che possono gestire da remoto la propria attività, a patto che siano garantite, come evidenzia il rapporto Inail, “misure di supporto per la prevenzione dei rischi connessi a questa tipologia di lavoro, in particolare fornendo assistenza nell’uso di apparecchiature e software nonché degli strumenti di videoconferenza, incoraggiando a fare pause regolari e tenendo conto della necessità di garantire il supporto ai lavoratori che si sentono in isolamento e a quelli che contestualmente hanno necessità di accudire i figli“. Potrebbero inoltre essere previsti strumenti di misurazione della temperatura corporea, e nel caso di febbre oltre i 37,5° C, “non sarà consentito l’accesso ai luoghi di lavoro. Le persone in tale condizione saranno momentaneamente isolate e fornite di mascherine, non dovranno recarsi al pronto soccorso o nelle infermerie di sede ma contattare il proprio medico curante”.