Proseguono i viaggi inchiesta delle Iene. Ieri Alessandro Politi, nel corso della trasmissione, parla dei medici e degli scienziati che sono apparsi in televisione in questi mesi. Nel mirino del giornalista le consulenze “d’oro” ed i conflitti di interesse nella ricerca del virologo Roberto Burioni. Qualcuno si è chiesto: quando danno consigli, lo fanno per un alto interesse scientifico o per un interesse personale? In questi ultimi mesi la tv si è svuotata di ballerini, cantanti e calciatori, e si è riempita di virologi, ematologici ed esperti di coronavirus. Orma ci chiediamo: cosa dirà lo scienziato di turno? E qualcuno ha anche iniziato a chiedersi: parlerà per un alto interesse scientifico o per un interesse personale? Perché, come ci spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi, si rischia un potenziale conflitto d’interessi: “Se un medico, o consulente scientifico, vuole dare dei consigli non deve essere finanziariamente o economicamente implicato in erogazione di denaro da parte di chi produce, perché non ci può essere serenità”. Così la Iena affronta un caso specifico, quello di Roberto Burioni e sul possibile rischio che il professore abbia con un conflitto di interessi.
Non tarda ad arrivare dalla sua pagina Facebook la replica del virologo Roberto Burioni: “Sono stato appena deliziato da un servizio delle Iene che ha scelto come fonte per crocifiggermi il Codacons, che da anni mi perseguita. Per cui sono costretto a ritardare la mia scomparsa dai media e dai social per fornire alcune precisazioni”.
“Produrre anticorpi monoclonali umani è il mio lavoro dal momento della mia laurea – prosegue nel lungo post -. Ne ho prodotti tanti, ma nessuno di questi è di mia proprietà. La gran parte sono di Pomona Ricerca, una azienda con la quale collaboro proficuamente da molti anni e della quale sono da molti anni consulente scientifico. Ovvio che qualunque opportunità di collaborazione scientifica venga rimandata alla mia valutazione. Nessuno di questi anticorpi monoclonali è in commercio (sono tutti in una fase molto precoce di sviluppo) e non lo saranno ancora per almeno 10 anni; soprattutto nessuno di questi monoclonali è (purtroppo) diretto contro COVID-19″.
Secondo Burioni “se gli anticorpi monoclonali contro COVID-19 si dimostreranno utili, io – così come Pomona Ricerca – non ne trarrò alcun beneficio economico. Il beneficio lo trarrà chi li ha brevettati (non io) chi li produce (non io) e chi li vende (non io).”
Il virologo, in stampatello, ribadisce di non aver “NESSUN CONFLITTO DI INTERESSE: se il plasma funziona o se funzionano gli anticorpi monoclonali contro COVID-19, se servono le mascherine o non servono, se si usano o non si usano i disinfettanti o i farmaci, a me non cambia niente dal punto di vista economico”.
Sui dettagli scientifici su economicità e sicurezza del plasma e degli anticorpi monoclonali “vi rimando a ‘Medical facts’ o alla pagina del prof. Guido Silvestri, che ne ha spesso parlato.“
Questo perché, sottolinea Burioni, il plasma è una terapia di emergenza, i monoclonali sono qualcosa che può sconfiggere il coronavirus. Ma se così fosse, come ha pure prospettato il prof. Silvestri nei suoi post più volte, io non avrò alcun vantaggio (se non quello del comune cittadino che potrà essere curato) Ripeto, non ho alcun conflitto di interesse nel campo di COVID-19, qualunque cosa accada (vaccini, plasmi, terapie, monoclonali, mascherine, guanti, disinfettanti, farmaci) non mi arriverà un centesimo in tasca”
Burioni spiega ancora poi i termini della collaborazione con la Fondazione Lorenzini riguardo ai vaccini: “Si è concretizzata nella collaborazione per la stesura di un quaderno sulla esitazione vaccinale uscito con Il Sole 24 ore scritto insieme a una serie di autorevoli colleghi per la quale ho emesso regolare fattura di 1500 euro.”
Il virologo conclude il post annunciando una querela: “Queste sono le bugie più evidenti che ho sentito. Per le altre datemi tempo di risentire questo servizio insieme al mio legale, perché questa volta si è passato il segno.“
“Spero che questo trattamento – aggiunge -, fatto di bugie e di insinuazioni, sia di monito a qualunque scienziato voglia nel futuro impegnarsi a informare correttamente le persone. Per quanto mi riguarda, vi ringrazio dell’affetto e della fiducia che mi avete affidato. Sappiate che non l’ho mai tradita e che non ho mai scritto nulla che non fosse la trascrizione più accurata che sapevo fare della verità scientifica. Tanto che in tutti i miei libri e in tutti i miei articoli su ‘Medical facts’ nessuno ha mai trovato un errore (anzi uno sì, erano descritti male i transistor, e l’ho corretto). Questo non accade perché io non faccio errori, ma perché ogni riga scritta viene sottoposta sempre alla verifica severa di un collega esperto“.



