di Anna Zupi
Vito Antonio Dionisio nasce a Cosenza, timido e riservato con due occhi color ghiaccio. Riflessivo e sempre sorridente: il ragazzo dai modi gentili. Sin da piccolo capisce che i suoi bozzetti erano veri e propri capolavori. Richiesti da compagne di classe e professoresse i suoi disegni prendevano forma con l’aiuto della mamma che quando poteva, gli regalava qualche stoffa trovata a buon prezzo al mercato. Un’escalation di concorsi e riconoscimenti fa capire al giovane talento calabrese che la moda era proprio la sua strada. L’occhio esperto di Salvatore Caracciolo e le modelle di Alfredo Bruno hanno tirato fuori un talento della nostra terra.
Quando hai iniziato a creare i tuoi abiti e chi ha scoperto il tuo talento?
Ho iniziato sin da piccolo, mia sorella all’età di circa dieci anni mi fece vedere sul diario nascita che oltre la mia prima parolina o miei primi passi, sulla pagina del mio primo disegno c’era una figura vagamente femminile che ricordava una damina dell’800 con quegli abiti larghi; sai quelle gonne fatte a triangolo o le tre linee al posto delle dita. Ricordo che già dalle scuole medie era risaputo che io disegnassi vestiti e ricordo perfettamente che alcune delle mie insegnanti, tra cui quella di inglese (della quale io ero molto affascinato) qualche volta mi chiedeva di disegnarle un vestito che poi lei si sarebbe fatta confezionare. Credo in realtà che il mio talento, se così si può definire, lo abbia scoperto per prima mia madre, che già da quando avevo più o meno tredici anni, andava al mercato e quando trovava degli scampoli di tessuto in sconto me li portava e mi ci lasciava divertire.
Ricordo che mia zia collezionava una sorta di cataloghi che si acquistava in edicola, si chiamava se non ricordo male “voglia di cucire” e io andavo spesso a casa sua a sfogliarlo e rimanevo attratto e affascinato da come i tessuti riuscivano a prendere forma ed a creare delle cose belle da indossare, da vedere.
Ricordi ancora il tuo esordio nel mondo della moda?
Il vero e proprio debutto nel mondo della moda credo possa risalire all’età di 14 anni quando in occasione del venticinquesimo anno di matrimonio dei miei genitori mia mamma mi chiese di aiutarla a confezionare un abito per sé. lo disegnai e ci mettemmo insieme lì sul tavolo di casa: ricordo una vecchia macchina da cucire a pedale lavorammo col cartamodello un bellissimo abito in velluto nero. Lo ricordo ancora indossato appunto per il giorno del suo venticinquesimo anno di matrimonio. Credo che quello si possa considerare il vero e proprio esordio nel mondo della moda anche se precedentemente avevo già confezionato qualche piccolo vestitino o perlomeno qualche prova , più che altro, per le mie sorelle. L’esordio nel mondo della moda in senso più ufficiale penso si possa ritenere il mio primo concorso di moda, dove tra le altre cose mi classificai primo. Fu una grandissima emozione, credo si trattasse di un concorso di moda che si teneva a Sant’Eufemia d’Aspromonte: un evento piuttosto importante tenuto dall’ Accademia dei Sartori . Fu un’esperienza veramente molto bella. La prima volta che mi affacciavo a questo mondo come designer e classificarmi primo fu una grande emozione. Scelsi in seguito di partecipare ad altri concorsi e quando vidi che comunque mi classificavo quasi sempre tra il primo e il secondo posto lì cominciai a pensare che forse quella poteva davvero essere mia strada e così continuai.
Il complesso mondo femminile tra abiti lussuosi e accessori. Perché hai deciso di lavorare per le donne?
In realtà non credo di aver deciso di lavorare per le donne credo che fosse una sorta di destino : è il lavoro che ha scelto me. Facendo parte di una famiglia prevalentemente di donne ho imparato forse a conoscere il pensiero femminile, a sentire la loro voglia di essere belle, poi magari non venendo da una famiglia particolarmente agiata vedere le mie sorelle o mia mamma ammirare un abito costosissimo d’alta moda riuscire a riprodurlo per farle contente: questo mi dava una grande forza, una grande voglia di poter fare sempre di più. Quando cresci circondato da donne impari a riconoscerne la grandezza, la bellezza, quindi essere al servizio della bellezza della donna per me è sempre un onore. Quando una cliente mi chiede di disegnare un abito e poi questo prende forma e la cliente è contenta e soddisfatta io provo una sorta di soddisfazione interiore straordinaria al di là di quella che possa essere la soddisfazione in termini di prestigio.
Le collaborazioni con Alfredo Bruno e Salvatore Caracciolo: un binomio che ti ha portato fortuna.
Per quanto riguarda Alfredo Bruno è stata una persona importante nella mia vita in quanto mi ha sempre “fornito” modelle di classe, le più belle , le più brave, per poter indossare i vestiti durante le sfilate dando ai miei abiti una forza maggiore. Per quello che invece può riguardare Salvatore Caracciolo beh è una persona a cui devo veramente tanto: probabilmente una delle persone dal punto di vista lavorativo più importante della mia vita. Salvatore Caracciolo è uno di quelli che ha creduto in me forse ancor più di quanto ci credessi io stesso, mi ha spinto a lavorare, mi ha fatto conoscere gente, mi ha fatto vivere esperienze nuove, una persona alla quale veramente credo che se oggi sono quello che sono probabilmente un buon 50% lo devo a lui che mi ha letteralmente aperto e inserito quasi completamente nel mondo della moda e per questo non avrò mai modo di ringraziarlo abbastanza.
AUSONIA: Come nasce e quanto ha premiato il tuo duro lavoro?
Ausonia nasce dalla voglia di un imprenditore Cosentino, in realtà di Reggio Calabria, ma che lavorava nel Cosentino, di poter creare qualcosa che fosse unico ed esclusivo. Sul territorio siamo stati messi in contatto da Salvatore Caracciolo ricordo ancora ed è nata questa bella collaborazione durante la quale ho avuto la possibilità di poter esprimere quasi totalmente la mia essenza. Abbiamo lavorato su una direzione di alta moda, ci siamo spinti in alcune linee e direzioni veramente poco usuali per quello che è il pret-a-porter commerciale. Un’altra esperienza veramente molto bella veramente interessante di transito: è durata un anno, ma un anno intenso.
Perché la scelta di lasciare Cosenza per andare a Terni?
In realtà Terni non è stata una scelta non l’avevo mai considerata, ma in seguito a una serie di vicissitudini e di conoscenze mi sono ritrovato ad avere una proposta lavorativa per una nota azienda di Terni: un nome importante dal punto di vista nazionale. Così decisi di cogliere la palla al balzo e di trasferirmi a Terni dove trovai un mercato ancora libero, poiché non è mai stata una città sartoriale. Qui ho potuto esprimere al meglio la mia capacità creativa e manuale per quello che riguarda la manipolazione del tessuto. Una volta conosciuta bene la realtà ternana ho capito che probabilmente qui avrei cominciato, come infatti sto già facendo, la mia strada.
Che progetti hai per il futuro? Pensi di tornare in Calabria con un tuo marchio?
In questo preciso momento ho iniziato una collaborazione con un nome importante nel campo del ballo agonistico, (dopo Samanta Togni non pensavo che mi sarei avvicinato così tanto al modo del ballo), e stiamo lavorando a un progetto interessante per la moda. Al momento non posso dire molto poiché è un progetto ha attualmente “top secret” stiamo lavorando affinché possa al più presto uscire la campagna pubblicitaria presentazione. La Calabria è la mia terra e la mia famiglia dalla quale non andrò mai via completamente. Si sogno di tornare in Calabria con la mia Griffe, ma in realtà sogno di arrivare in tutto il Modo con la mia griffe. Probabilmente un sogno troppo grande, ma perché no sognare, in fondo la Moda è fatta di sogni, no?



