Dom 25 Ott 2020
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La storia di Cosenza e la memoria corta (Video)

Non è dato sapere quanti l’altra sera hanno avuto modo di seguire sul canale 54 del digitale terrestre l’ottimo documentario mandato in onda dalla RAI che riguarda Cosenza e la sua storia all’interno di un programma che passa in rassegna il patrimonio storico-culturale di città ingiustamente trascurate o volutamente discriminate dalla storia ufficiale. CDN, come di consueto, insieme e d’accordo con la redazione di “PaolaOggi” lo riproponiamo.

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L’Unità d’Italia, a parte il mito garibaldino della conquista che parte dal sud e il contributo di intellettuali e patrioti meridionali, ha consegnato la Calabria nella versione piemontese a una storia di brigantaggio e di lombrosiana tendenza al crimine. Col pretesto del brigantaggio sono state consumate vere e proprie stragi di innocenti ma,poiché la storia la scrivono i vincitori, bisogna prenderne atto senza rassegnarsi.
La storia di Cosenza, narrata l’altra sera sul canale di “Rai storia”, che rende meritevole il servizio pubblico radiotelevisivo, ci restituisce una identità storica che era andata perduta e di cui le nuove generazioni, ma non solo, erano del tutto ignare.
Dall’antica “Cossa” a re Alarico, da Federico II agli Angiò, da Bernardino Telesio ai Fratelli Bandiera, da Garibaldi diretto a Teano fino alla città distrutta dai bombardamenti nella seconda guerra mondiale, il popolo guerriero dei Bruzi viene accompagnato ai giorni nostri attraverso le testimonianze monumentali della sua storia, dal Castello al Duomo, dall’Accademia cosentina al Ponte di Calatrava, al Museo all’Aperto Bilotti (MAB).
Siamo convinti che l’altra sera non erano in molti a essere informati, in città e fuori le mura, della trasmissione mandata in onda dalla RAI, cui deve andare il ringraziamento dei cosentini e dei calabresi tutti, e soprattutto siamo convinti che non l’abbiano vista molti soggetti istituzionali dalla memoria corta che bene farebbero a studiarla e a tenerne conto nei loro ruoli di classe dirigente.

Jole Santelli, senza nulla togliere agli spot di Gabriele Muccino e degli audio-video commissionati, farebbe bene a prendere contatti con l’equipe che ha prodotto per la RAI la storia di Cosenza e commissionargli una storia della Calabria utilizzando la spesa milionaria programmata per una immagine della Calabria diversa e alternativa a quella di terra di mafia e di rifiuti tossici, di povertà e di reddito di cittadinanza, di ignoranza e malaffare.

Dà una certa soddisfazione, oltre che una totale fiducia nella narrazione, sentirsi raccontare da storici stranieri sulla cui neutralità e buona fede sarebbe forzato nutrire dubbi. Dopo la storia del sud costruita dai piemontesi sabaudi, in tempi in cui domina su internet l’egemonia della subcultura dei social, per i calabresi sarebbe un atto di giustizia restituirgli l’identità della sua vera storia senza negare gli aspetti negativi che certamente ci sono. Può darsi che un’operazione culturale di questa rilevanza non porti voti e non aumenti i consensi ma non è una ragione per rinunciarci. Si consideri quanto è stato speso, dalla nascita delle regioni ad oggi, per realizzare un sito internet sulla storia della Calabria e sulla sua ricchezza di testimonianze. Basta andare su internet e constatare che sul sito della Regione non c’è nulla e a nessun consigliere, di ieri e di oggi, di lotta e di governo, è venuto in mente di stabilire come sono state spese e a chi sono andate le molte risorse impegnate e sprecate di cui dovrebbe essere rimasta traccia.

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