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Maradona, il campione scoperto grazie al calabrese Aloisio

Piangiamo Maradona, mi piace ricordare in questo momento così triste che c’è stato un po’ di Aiello nella sua vita. Fra i primi ad accorgersi della sua grandezza ci fu il calabrese Settimio Aloiosio, uno dei tanti aiellesi nel mondo.

Il mondo intero piange la perdita del più grande campione di tutti i tempi. Certo era anche un personaggio controverso, ma questo non mette in discussione la sua grandezza di campione e di uomo del popolo.

I suoi straordinari successi e i suoi crolli ne fanno il mito che resterà nella storia e nel cuore dei tifosi.

La sua storia, che non a caso ha ispirato registi e sceneggiatori, è la storia di un sogno. La parabola de El Pibe de Oro cominciò a Lanus solo 60 anni fa, in un’Argentina povera, primo figlio maschio di papà Chitoro, pescatore di “dorados”, e mamma Tota.  La palla è uno dei primi regali che riceve da suo cugino.

Già a 10 anni il suo straordinario talento mandava in delirio il pubblico, a 11 era il leader delle “cebollitas“.

L’aiellese Settimio Aloisio, appassionato di calcio e allora presidente dell’Argentinos Juniors, fu lui ad insistere con Gianni Di Marzio per un ingaggio al giovanissimo Maradona a Napoli. Da lì l’ascesa inarrestabile e travolgente: a soli 17 anni viene convocato in nazionale. Di Marzio, colui che tra l’altro fece sognare il Cosenza in Serie B, fece poi di tutto per portarlo in Italia.

Nel 1984 arrivò a Napoli.  Da qui la sua leggenda si consolidò e divenne quella che noi tutti conosciamo: ha riscattato una città intera e il suo orgoglio e fu vanto per tutto il Sud Italia.

La mano di Dio se ne è andata ma le sue imprese resteranno per sempre…

Franco Iacucci