Gio 29 Lug 2021
Advertising
Home Cronaca Esami falsi all'Unical. Assolta dopo 9...

Esami falsi all’Unical. Assolta dopo 9 anni di “massacro” scrive una lettera

Venti condanne e 41 assoluzioni emesse dal Tribunale di Cosenza nei confronti di ex studenti dell’Unical e di una tutor coinvolti nell’inchiesta “110 e Lode” che portò alla luce lo scandalo degli esami truccati, conseguiti grazie all’accesso abusivo al sistema informatico dell’Unical.

L’indagine venne avviata nel 2011, coinvolse 61 persone finite a processo. Le condanne sono state invocate per gli ex studenti dal pm Antonio Tridico con pene fino ad un anno e cinque mesi di reclusione. Quella più alta, 3 anni e 9 mesi, è stata invece inflitta a una tutor universitaria.

Tanti gli assolti, che però, per anni ingiustamente sono stati messi alla gogna mediatica su accuse poi risultate infondate. Solo da qualche giorno la sentenza del Tribunale di Cosenza gli ha restituito la tranquillità. Loro sono: Maria Giorgia Vitale; Valeria Amisano; Dalila Barrile, non luogo a procedere per avvenuta prescrizione; Giovanna Divina Butera, assolta; Andrea Caruso, assolto; Eleonora Condò, assolta; Tommaso Costantino – assolto; Rosa Corea, assolta per alcuni capi e per altri reati prescritti; Federica Ismara Donato, assolta; Maria Donnici, assolta; Francesca Greco, assolta; Ottorino Guglielmelli, assolto; Marika Guido, assolta; Umberto Gugliotti, assolto; Giuseppe Iannicelli, assolto; Franca Lucia Leonetti, assolta; Raffaella Lombardi Satriani, assolta; Valentina Magnone, assolta; Ivan Martino, assolto; Enrica Mazziotti, assolta; Maria Rita Niccoli, assolta; Emilio Nigro, assolto; Salvatore Perfetti, assolto; Chiara Perri, assolto; Anna Procopio, assolta; Teresa Richetta – assolta; Antonio Scerbo (1985) assolto; Antonio Scerbo (1983) assolto; Andrea Talarico assolto; Francesco Tarasi, assolto; Paola Zucco, non doversi procedere per avvenuta prescrizione.

Oggi scrive alla nostra redazione Maria Giorgia Vitale una donna rimasta coinvolta nell’inchiesta, ma dopo 9 anni assolta.

Assoluzione perché il fatto non sussiste. Sentire queste parole dopo circa 9 anni è stato strano. Inizialmente non ci ho creduto, ma al telefono il mio avvocato me l’ha riconfermato, con gioia.

Lunedì 30 Novembre 2020 sono stata assolta dal Tribunale Penale di Cosenza con la più ampia formula assolutoria prevista nel nostro ordinamento: perché il fatto non sussiste, ossia perché non ho commesso alcun reato. 

Mi sto riferendo al procedimento penale denominato “110 e Lode”, iniziato nel 2011 e arrivato a dibattimento nel 2014, che ha visto coinvolti studenti, professori, funzionari amministrativi e tutor dell’Unical, Università della Calabria. Io ed oltre la metà degli imputati siamo stati accusati ingiustamente e giudicati per i reati di cui agli artt. 48 (errore determinato dall’altrui inganno), 476 (falso materiale) e 479 (falso ideologico) c.p.

Sembra una serie tv il cui pilot – la notifica da parte della polizia giudiziaria sembrasse non dover andare oltre la prima stagione. Sarebbe stata più una mini serie di 4 puntate. E invece è stata una serie tv lunga 9 stagioni.  

Questa storia non posso che paragonarla ad una serie tv, perché la realtà dei fatti è che io e altre persone innocenti abbiamo vissuto una situazione assurda e difficile da digerire.

Incontro in Questura per l’identificazione formale, l’indagine, l’interrogatorio e poi le udienze al Tribunale e il coinvolgimento mediatico. Se non sembra una serie tv questa, ditemelo voi…

Chiunque abbia vissuto l’Università sa cosa vuol dire: nottate insonni, ansia divoratrice, adrenalina e frustrazione durante gli esami affrontati. Un percorso durato 5 anni – 3 anni di triennale e 2 di specialistica – un traguardo duramente guadagnato. E alla fine? La beffa. 

Avevamo circa 24-25 anni, in mano l’attestato del conseguimento degli studi, nell’altra il futuro professionale da costruire. 

Cinque anni sono stati vanificati. Eravamo ricoperti di vergogna e timore di essere identificati per questo durante i colloqui di lavoro e i concorsi a cui abbiamo partecipato. 

Dalle umiliazioni alle accuse, siamo stati colpiti violentemente e in modo reiterato durante questo lungo arco di tempo durato 9 anni

Chiunque leggesse un articolo relativo all’operazione “110 e Lode” si è preso la libertà di puntare il dito contro di noi innocenti. 

Siamo stati definiti e incolpati in tutti i modi. 

Da “I furbetti dell’Unical” a “ora si capisce perché hai ottenuto 110 e Lode” fino a “Vanno condannati”. 

Sguardi giudicanti, messaggi ricevuti sui social network come “sei proprio tu quella dell’elenco?”, riferendosi alla lista dei nomi pubblicata dai giornalisti. In particolar modo, sono stati pubblicati anche i dati sensibili messi alla mercé di tutti: nome e cognome, data e luogo di nascita. Tutti o quasi hanno dato per assunto la colpevolezza, senza sé e senza ma. La presunzione di innocenza non è stata mai contemplata. 

Il chiacchiericcio brulicante che si è creato intorno a questa storia è stato insopportabile. 

Soffocante. Mortificante. Avvilente. 

Ma ora io e chi è stato assolto ha un peso in meno. Quel carico pendente che abbiamo percepito come un macigno si è finalmente frantumato. Giustizia è stata fatta. 

Ora siamo ufficialmente assolti e voi ci dovete delle scuse! “