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Pitta ‘mpigliata: dolce calabrese dal doppio significato

di Anna Zupi
Avete mai sentito la frase tipica calabrese “sei una pitta ‘mpigliata”? Spesso si riferisce a persone poco dinamiche, lente, pappamolle. Scopriamo da dove deriva questa frase e cos’è la “pitta ‘mpigliata”.

La “pitta” (da “picta”, dipinta) originariamente era una focaccia decorata o dipinta, che veniva offerta dagli antichi popoli italici alle divinità femminili durante le feste e i rituali che si celebravano nei templi. Erano pani di forma sferica dipinti con figure e immagini che inneggiavano la natura come ad esempio le spighe.  Con il passare del tempo vennero acquisiti nella tradizione cristiana insieme agli antichi siti pagani trasformati in luoghi di culto della Madonna.

La tradizione ne propone più tipologie: la più comune e anche più semplice è quella preparata con pasta di pane. Questa ha la forma di una grossa ciambella e viene tagliata in senso circolare per essere condita con intingoli vari o con companatico a piacere. Spesso. nei pasti sostituisce il pane.

La pitta dolce ha una preparazione più elaborata. La definizione di Pitta ‘mpigliata, è stata attribuita successivamente quando diventa un dolce nuziale. la preparazione della Pitta richiede maestria e fantasia, infatti questo dolce può assumere numerose varianti: fra le più famose quella a forma di fiore o di ferro di cavallo.

Il termine ’mpigliata deriva dalla fase di preparazione del dolce in cui la sua sfoglia viene arrotolata e racchiusa in sé stessa. Si tratta di una pasta ripiena di diversi ingredienti, secondo le tradizioni delle varie località, e cotta al forno.

Nel catanzarese è tradizione la pitta ‘nchiusa. La leggenda tramanda che la pitta ‘chiusa è il dolce più popolare della Sila. Le sue origini provengono dalla storia di un contadino che, persosi in Sila in una notte di tempesta, venne aiutato da una fata a ritrovare la strada di casa. Il contadino, per ringraziare la fata, preparò un dolce con tutti gli ingredienti che possedeva in casa: olio, noci, uva passa, farina, zucchero, cannella, chiodi di garofano, vino, scorze di mandarini e arance.