Sab 17 Apr 2021
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Inquinamento del Tirreno, prima riunione tra sindaci

di Mariafederica Martire

È durata oltre due ore la diretta Facebook organizzata dalla pagina “Mare Pulito – Salviamo il Tirreno cosentino“, a cui hanno partecipato numerosi sindaci della costa dell’alto Tirreno. Il dibattito è stato presenziato dall’Ing. Alessandro Ruvio, coordinatore del progetto già avviato tempo fa e che mira ad una risoluzione dell’inquinamento marino che da lunghissimo tempo affligge la nostra costa.

Si tratta di una situazione che – come è stato ribadito anche all’interno del dibattito – non si verifica per gli altri chilometri di costa calabresi e neppure per le località del Tirreno inferiore della provincia di Vibo Valentia.

Quali, dunque, le ragioni di tale annoso problema a cui non si riesce a trovare una soluzione?

Diversi gli aspetti critici evidenziati durante la discussione: il dibattito è stato aperto da Giovanni Iole, ingegnere al dipartimento all’ambiente in Regione Calabria, il quale non ha mancato di sottolineare come il protocollo utilizzato dalla Regione Calabria in tema di gestione del ciclo idrico sia fortemente frammentato sul territorio calabrese, con evidente ripercussione sull’inquinamento del mare. Difatti, per ogni Comune calabrese viene a registrarsi una gestione dell’acqua, a partire dalla fase di erogazione, passando per la rete fognaria, e finendo con la fase di depurazione, che è gestita in autonomia da ogni ente comunale attraverso la società a cui viene affidato il servizio. Di fatto, è possibile che ogni Comune gestisca il proprio ciclo dell’acqua in modo totalmente avulso da quello limitrofo. E ciò rappresenta un problema esistente per tutto il territorio calabrese, dove, allo stato attuale, manca un ente gestore comune del ciclo idrico.

Sebbene, pertanto, il tipo di gestione del ciclo idrico adottato in Calabria sia, quindi, arretrato di oltre vent’anni rispetto ad altre regioni italiane, un’altra forte motivazione dell’inquinamento del nostro mare può essere ricercata, a suo dire, anche nella mala gestione degli impianti di depurazione. Impianti che – secondo l’ingegnere – sono ampiamente sufficienti a gestire i volumi di acqua provenienti anche da una popolazione ben più ampia rispetto a quella calabrese.

Tuttavia, il problema immediatamente collegato alla gestione di tali impianti è quello dei fanghi, ossia i residui della depurazione che dagli autospurghi vengono prelevati dagli impianti e che, per malcostume, vengono rigettati nei torrenti (che inevitabilmente sfociano a mare), anziché nei siti appositi, determinando così un ciclo nocivo di gestione di depurazione.

L’attenzione si è, poi, spostata sui sindaci della costa tirrenica e, tra questi, innanzitutto, sul dott. Rosario Barone Fortunato, sindaco di Fiumefreddo Bruzio che ha chiesto la parola. Questi ha sottolineato come il proprio impianto di depurazione sia pienamente funzionante e che fondamentale sia l’avvio di un’azione sinergica sul territorio affinché tutti i comuni della costa possano avvalersi di impianti parimenti efficienti. Tale funzionamento è stato, per la verità, rivendicato più volte nel corso del dibattito da parte dei sindaci presenti e non sembrerebbe essere, quindi, il vero nocciolo del problema di cui si è discusso.

Tanti gli interventi in cui si è cercato di spiegare quali sono i problemi che affliggono il nostro mare per una situazione che è oggettivamente complessa e che richiede un intervento su più fronti, ma ancora esigui sono stati gli interventi di programmazione delle azioni, per come richiesto più volte da Alessandro Ruvio nel corso del lungo dibattito. Il problema, peraltro, per una volta non è certamente di natura economica, posto che la Regione Calabria è stata finanziata dall’Unione Europea per ben 1,8 miliardi di euro che ancora non sono risultano essere stati impiegati dai comuni della costa. I fondi ci sono, dunque, ma per essere spesi devono essere attivate le necessarie gare di appalto per come previsto dalla stringente normativa in materia. La burocrazia italiana ha certamente contribuito ad accrescere il problema e rappresenta uno tra gli altri aspetti emersi nel corso dell’incontro.

Il dibattito, tuttavia, si è rivelato positivo in termini di risultati raggiunti. Da qui, l’individuazione dei punti più importanti su cui si dovrà iniziare a lavorare: dalla mappatura degli scarichi abusivi, ai controlli sui fanghi, all’aggiornamento dello stato dell’arte sugli impianti fognari per la separazione tra le acque bianche e le acque nere, all’invito a creare un tavolo tecnico condiviso da tutti i partecipanti al suddetto dibattito.

Non solo, dunque, mere dichiarazioni di intenti quelle rilasciate dai rappresentati delle istituzioni presenti, ma anche una presa di impegno a risolvere concretamente il problema. L’impegno, dunque, per come dichiarato da Franco Iacucci, Presidente della Provincia di Cosenza, è a ripetere l’incontro alla fine di marzo per valutare le azioni concrete realizzate nell’arco del mese entrante.

Il Circolo Vitambiente di Cosenza ha partecipato con grande interesse al dibattito di ieri pomeriggio e non mancherà di certo ai prossimi incontri, auspicati in fase di chiusura del dibattito. L’impegno, come associazione ambientalista, è di monitorare da vicino la situazione del nostro mare e far sì che il problema non venga dimenticato e accantonato come accade solitamente durante i mesi invernali.