Fino a qualche giorno fa l’ospedale da campo dell’Esercito di Cosenza ha supportato il nosocomio di città offrendo prestazioni di tipo clinico – assistenziale nei confronti di pazienti con infezione da Covid-19. Una attività assistenziale assicurata da medici, infermieri, Operatori Logistico Sanitari (Ols) e da Operatori Socio Sanitari militari, ma qualcuno ha deciso che sarebbe stato più opportuno “riconvertire” la struttura mobile in centro vaccinale (come se mancassero altri luoghi!) così da lasciare nuovamente l’unico “carico” dei pazienti Covid all’Ospedale dell’Annunziata. E’ vero che, la pressione negli ospedali era allentata, ma lo è altrettanto l’annunciata terza ondata. Insomma, ci tocca assistere inermi ad un ennesimo atto sciocco e poco lungimirante dei nostri politici.
Rispetto a gennaio gli accessi al pronto soccorso per i pazienti Covid sono triplicati, da 5 sono ora una media di 12-15 al giorno. Siamo ancora in emergenza sanitaria. In questi ultimi giorni, i numeri dei ricoveri, infatti, hanno registrato un’impennata. Ed è proprio questa impennata di casi e ricoveri che ha convinto esperti e politici a trasformare tutta la regione Calabria in zona arancione, ma si è trascurato il dettaglio “ricoveri”, posti letto.
Siamo, quindi, per l’ennesima volta in crisi e la “modifica” in base alle nuove condizioni che ci vengono imposte dalle varianti sicuramente non è stata quella giusta. Il virus sta mutando e noi dobbiamo adattarci a lui studiando nuovi percorsi a tutela dei pazienti Covid, ma anche di chi non è affetto dal virus e deve comunque transitare dal Pronto soccorso. Ed in Calabria che si fa? Anziché predisporre nuovi spazi, in un’ottica di efficientamento dei servizi che va sempre adeguata alle nuove esigenze, si è pensato di abolirne.
Viva la Calabria, la regione dove è semplice rendere le cose complicate, ma è complicato renderle semplici.



