Mer 14 Apr 2021
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Falsi braccianti e aziende fantasma nel Reggino, 18 misure cautelari

Devono rispondere a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici le 18 persone finite nel calderone dell’inchiesta condotta dai carabinieri di Reggio e coordinata dalla Procura della Repubblica guidata da Giovanni Bombardieri, nei confronti delle quali è stata emessa all’alba una misura cautelare dal Giudice per le indagini preliminari.

Il provvedimento scaturisce dalle indagini avviate nel 2019 dalla Compagnia Carabinieri di Villa San Giovanni e dalla Stazione Carabinieri di San Roberto, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni e del sostituto procuratore Alessandro Moffa, con la quale venivano acquisiti elementi probatori sul conto di 18 soggetti, ritenuti responsabili – a vario titolo – di aver ideato, promosso e realizzato una associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di truffe aggravate e continuate ai danni dell’Inps, mediante la creazione di 7 aziende agricole “fantasma”, inducendo in errore l’Ente previdenziale, allo scopo di far percepire ai richiedenti (finti braccianti agricoli), dietro compenso di denaro o altra ingiusta utilità, le varie indennità previdenziali (disoccupazione, malattia, maternità e contributi genericamente previdenziali).

Una indagine che ha beneficiato delle attività tecniche ma che è stata propiziata dall’operato della Stazione dei carabinieri, strumento privilegiato di conoscenza. Si sono mostrati determinanti i sopralluoghi effettuati sui terreni ove dovevano operare le aziende agricole “fantasma” e, soprattutto, l’acquisizione di preziosi elementi informativi, mediante l’escussione di testimoni, persone a conoscenza anche solo di indizi in merito al consolidato metodo che permetteva al sodalizio criminale di percepire indebitamente contributi statali ed europei.

Ciò ha consentito di individuare quale figura principale del sodalizio criminale Giuseppe Romeo, 65enne, responsabile di un ufficio Caf di Reggio Calabria il quale è risultato essere al vertice dell’organizzazione, quale capo e organizzatore dell’associazione e promotore dei singoli reati fine, alla cui realizzazione contribuiva attivamente partecipando a tutte le fasi delle condotte fraudolenti (creazione delle aziende agricole – di fatto non operative, denuncia dei falsi rapporti di lavoro, istruzione delle varie pratiche previdenziali, inoltro di istanze volte alla percezione di indennità previdenziali ed assistenziali, ripartizione delle somme indebitamente percepite dai finti braccianti agricoli).

L’uomo costituiva l’indiscusso punto di riferimento per tutti gli associati, i quali comunque partecipavano con consapevolezza e sono risultati essere membri stabili dell’associazione, aderendovi attivamente e mettendo a disposizione i propri terreni e le proprie aziende agricole, presso le quali, sotto la regia di Romeo assumevano fittiziamente braccianti agricoli, al fine di consentire loro di richiedere ed ottenere indebitamente l’elargizione da parte dell’INPS di indennità previdenziali ed assistenziali che poi venivano ripartite tra tutte le parti interessate.

Eseguite 18 misure cautelari di cui una agli arresti domiciliari per Giuseppe Romeo e 17 obblighi di presentazione all’Autorità di Polizia Giudiziaria; nei confronti degli indagati si è eseguito al sequestro preventivo di un importo di euro 110.000 euro circa considerato il profitto dei reati fine di truffa aggravata ai danni dell’Inps e dell’Arcea per il conseguimento di erogazioni pubbliche comunitarie.