Mar 13 Apr 2021
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Il calabrese Macrì rende omaggio a Branduardi in chiave popolare

di Anna Zupi

Le note di un vecchio classico di Angelo Branduardi, con la lira al posto del violino, rivisitate all’insegna della tradizione musicale popolare calabrese. È l’originale scommessa a cui Gabriele Macrì, giovane polistrumentista originario di San Vito sullo Jonio (Catanzaro), ha dato vita con il brano “Il violinista di Dooney – quando suona la mia lira”, prodotto dall’etichetta Calabria Sona, e che ha incassato anche il placet del celebre cantautore che aveva reso omaggio nel 1986 al poeta irlandese Yeats e alla musica celtica. Il brano è in uscita su tutte le piattaforme digitali, a cui seguirà il videoclip che sarà diffuso in anteprima l’8 aprile su Calabria Sona Tv e il nove aprile sul canale YouTube dello stesso circuito.

Macrì, sin da bambino, ha calcato i palchi più importanti e, grazie alla sua passione, riesce a suonare qualsiasi strumento tradizionale. Oggi, ventiduenne, arriva l’esordio da solista. Dopo aver completato gli studi classici in accademia e approfondito la tecnica della lira. Gabriele è cresciuto suonando con grandi nomi del calibro di Mimmo Cavallaro e Ciccio Nucera; è stato al fianco anche di Nour Eddine Fatty, noto musicista del Marocco e, dopo qualche anno trascorso a Milano, ha fatto ritorno in Calabria fronteggiando la chiusura forzata del covid con la creatività musicale.

“Insieme a Pietro Procopio, basso e chitarra, e a Maddalena Grosso, voce e chitarra battente – racconta – abbiamo registrato il brano in un giorno. L’idea è stata quella di riarrangiare il brano di Branduardi con gli strumenti tradizionali calabresi e traducendo il testo in dialetto rispettandone il significato originale. È una ballata che ben si coniuga con la musica etnica popolare e del Mediterraneo, lo stesso Branduardi ci ha ringraziato, ci ha fatto i complimenti e ci ha detto che condividerà volentieri la canzone sui suoi canali social”.

Questo è il primo tassello di un progetto più ampio ideato insieme a Calabria Sona e al suo CEO, Giuseppe Marasco: “C’è la volontà di lavorare su un più ampio repertorio omaggiando il cantautorato italiano – conclude Macrì – da rileggere in chiave etnica e popolare con le nostre peculiarità e sonorità inconfondibili. Anche se non possiamo ancora suonare dal vivo, non vogliamo stare fermi e le difficoltà del momento non devono essere un pretesto per fermare la passione”.