Mer 14 Apr 2021
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Covid: “Tutto uguale ad un anno fa, anzi peggio”. La testimonianza di un imprenditore

di Luigi Lupo

Un anno fa proferivo:

“Già vittime di una conclamata crisi economica con alternanze di periodi di stagnazione a veri e propri periodi di recessione, con un sistema economico già gravato da problemi strutturali che hanno frenato la crescita e aumentato l’indebitamento del popolo e del Paese tutto, viviamo oggi una nuova crisi economica, sanitaria, sociale di una portata mai vista prima.

Ospedali al collasso, medici e infermieri abbandonati in trincea a rischio della propria vita, aziende chiuse, imprenditori sul lastrico, dipendenti senza paga…

Questa è la fotografia dell’Italia oggi”.

Ma cosa è mutato dopo un anno?

In 12 mesi sono cambiate tante cose! Un anno fa il look down ha fatto sperare in un arresto del contagio e una conseguente ripresa economica e sociale. Oggi invece della speranza rimane l’amara constatazione di un disastro dalle immani conseguenze. La gente che in un primo momento fiduciosa innalzava i cartelli con su scritto “ce la faremo” oggi è costretta a sventolare bandiera bianca segno di resa, di sconfitta, di disperazione. Quella gente sono padri e madri di famiglia che non riescono più ad assicurare ai loro figli neppure i beni di primaria necessità: cibo, cure mediche…, ecco che, sempre più esasperati, cercano soluzioni battendosi in ogni modo. Continue sono infatti i gesti di protesta contro le eccessive misure adottate dal Governo con chiusure sproporzionate che hanno distrutto il tessuto economico dell’intera nazione.

Ma noi in Calabria, stiamo ancora peggio. Siamo ridotti sul lastrico. La nostra Regione già devastata dall’operato di una classe politica che, da anni, ha agito esclusivamente per il proprio tornaconto e giammai per la collettività, oggi ancora di più si trova a fare i conti con una realtà di estrema povertà, con una rabbia sociale difficile da controllare, con l’esasperazione di tanti lavoratori che non sanno più come mandare avanti la propria famiglia e/o la propria attività.

Ebbene la svolta, la soluzione per uscire definitivamente dalla pandemia da Coronavirus, a differenza di un anno fa, c’è ed è rappresentata dai vaccini, ma anche questo rimane un’utopia per la Calabria, sempre ultima nei report redatti dal ministero della Salute per quanto concerne la campagna vaccinale. Non esiste ancora un piano vaccinale organizzato. Ci sono ritardi nelle somministrazioni perchè mancano le giuste dosi e manca il personale per le somministrazioni. Insomma, non c’è mai fine al peggio! L’iniqua distribuzione dei vaccini finirà per prolungare la pandemia, fornirà al virus zone franche in cui circolare e alle varianti un’occasione per evolvere ulteriore resistenza agli anticorpi. Deprimerà ulteriormente l’economia della nostra regione. Il virus – dovremmo averlo imparato – non conosce confini: queste conseguenze ci riguarderanno tutti, e la soluzione non può passare se non si adotta una adeguata politica.

Ora vista la necessità impellente, in un momento storico come questo, la campagna pubblicitaria di un governo incompetente dovrebbe essere messa da parte, in momenti come questi l’attuale classe politica e dirigente dovrebbe mostrarsi più attenta e agire a favore dei cittadini. Faccio appello sia al Governo Centrale ma anche alle forze Politiche periferiche per una collaborazione intelligente e saggia almeno per un incremento organizzativo della campagna vaccinale.

Siamo alle porte della stagione estiva ed ancora i risultati sono scarsi su tutti i fronti, mettendo così a repentaglio anche la grande risorsa dell’industria balneare, che non può assolutamente indugiare un altro anno, come anche ristoranti ed altre attività commerciali ridotte oramai al collasso.

Ecco perché faccio appello, ancora una volta, allo Stato Italiano di intervenire tempestivamente affinchè provveda alla riapertura delle attività in sicurezza e alla soluzione di un piano vaccinale adeguato perchè c’è il serio rischio concreto che la gente non muoia più di Covid ma muoia di fame.