“Pianificazione mancata”, “contratti”, “tirare le somme”, “unità d’intenti”.. Nelle poche settimane antecedenti alla fine del campionato, queste affermazioni rimbalzano disordinatamente in testa a tutti i tifosi cosentini, delusi, si, per la possibile retrocessione dei rossoblù in Lega Pro, ma soprattutto per come si è svolto il cammino dei lupi nel corso del campionato.
Per tutta la stagione le parole d’ordine sono state << procrastinare >> e << risparmiare>>. “Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi”, questo è ciò che è mancato al Cosenza, in particolar modo al patron Guarascio. La scelta di “giocare” con la fortuna, ancora una volta, rimandando i “veri” colpi di mercato a gennaio – per risparmiare -, pensare di costruire una rosa con prestiti e contratti annuali – per risparmiare -, appellarsi a cavilli legali – per risparmiare -, non ha funzionato.
Il 31 luglio è, sicuramente, un giorno che rimarrà impresso nei ricordi della tifoseria rossoblù, ma che ha dato il via a tutto quello che stiamo vivendo oggi. Dopo la salvezza guadagnata all’ultima giornata della regular season (2020), si sarebbe dovuto attivare subito una programmazione atta ad evitare gli errori commessi nella stagione appena conclusa, invece, dopo i “doverosi” festeggiamenti si è tornati nel silenzio più totale e, felici per la permanenza in Serie B, dopo un’annata tutt’altro che esemplare, ci siamo lasciati andare ad una ritrovata pseudo libertà nel mese di agosto, ignari che da lì a poco saremmo ritornati, come riportati indietro nel tempo, a vivere tutto quello che credevamo esserci lasciati, ormai, alle spalle, nonostante i campanelli di allarme non avevano mai smesso di suonare. E così, ecco che si ricomincia la solita routine chiusi in casa, alla ricerca del lievito di birra e pronti a trascorrere le feste con il proprio nucleo familiare. Tutto ciò mentre quello che avrebbe potuto distrarre in positivo cominciava ad assumere le sembianze di una storia trita e ritrita che lentamente conduceva verso il baratro una società incapace di imparare dai propri errori.
Doveva essere l’anno del “Maestro” (Pirlo) e del “Predestinato” (Occhiuzzi), in realtà due allenatori alle prime armi e con poca esperienza, il secondo (al quale nessuno toglierà mai i meriti per l’impresa impossibile compiuta lo scorso anno) con qualche fregio in più rispetto al primo (analizzando la carriera da allenatori). Ma così non è stato, anzi l’oggettivo flop è arrivato per entrambi, circondati da società che hanno avuto la presunzione di continuare su strade che non avrebbero portato da nessuna parte. Di sicuro l’obbiettivo della Juventus non era quello di centrare la qualificazione in Champions League (per altro ancora in discussione) e il Cosenza avrebbe dovuto fare tutto al di fuori che ripetere un’annata fallimentare sotto molti i punti di vista. Si, perché se ancora, per il Cosenza, la possibilità di salvezza esiste (alimentata dallo stop di due settimane), anche in caso di permanenza in B non si potrà che parlare di una stagione fallimentare visto e considerato che quest’anno si sarebbe dovuto alzare il livello, che non significa lottare per la promozione, né tantomeno riservarsi un posto nei play-off, ma sicuramente ottenere una salvezza tranquilla che, a quattro giornate dalla fine, poteva essere già “festeggiata”.

Quello che, invece, è rimasto, al termine, o quasi, del campionato è solo confusione, incertezza e delusione. E, così, il 31 luglio torna a rappresentare l’inizio della fine per una intera tifoseria, e il ricordo di quello che anche oltremanica è stato definito come il miracolo calcistico del 2020 lascia spazio all’incubo vissuto diciassette anni prima, nello stesso giorno, quando il Cosenza calcio spariva dai radar della scena calcistica a causa di una vicenda giudiziaria che sanciva il fallimento dei rossoblù.
Di errori ne sono stati commessi (e ripetuti) tanti, troppi: la decisione di proseguire con scelte tecniche sbagliate, scivoloni che una piazza come Cosenza difficilmente scorderà (“il Cosenza per me è hobby”; “piazza con poco appeal”; “tifosi di strada”), interventi (quando presi) costantemente in ritardo, “scommesse” che non si sono rivelate vincenti e continui rinvii inadatti ad una gestione calcistica (per ultimo il continuo tira e molla sul futuro di Occhiuzzi). La “colpa” non è certamente addossabile ai singoli, ma ad un intero meccanismo che si è inceppato e al quale nessuno è riuscito a porre rimedio. Nove mesi passati a brancolare nel buio e trascinati dagli eventi, come un fiume in piena, per sfociare in un mare magnum di incertezza, abbandonati a sé stessi, senza riferimenti di programmazione concreta e senza alcun tipo di sicurezza sul futuro. Tutte scelte sbagliate, fatte nel momento sbagliato, in una piazza sbagliata, perché Cosenza vive di calcio e si rifugia in esso per cercare quella serenità impossibile da trovare in una città, provincia, anzi regione depauperata da ogni diritto e insanabile.
Ora è il momento di tirare le somme, anche se i giochi non sono chiusi, perché comunque andrà a finire c’è bisogno di risposte e certezze, senza giri di parole. Se sarà Serie B o Lega pro sarà il campo a deciderlo, ma certo è che, qualsiasi sia l’epilogo, è arrivato il momento di dare certezze sul futuro ad una piazza ormai stanca e delusa.



