Mar 27 Lug 2021
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Fallimento Banca dei Due Mari, 33 indagati per bancarotta fraudolenta

I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza, al termine di
indagini di Polizia Giudiziaria, delegate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale
di Castrovillari e dirette dal PM Dott. Antonio IANNOTTA, hanno proceduto alla notifica
degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, ex art. 415 bis c.p.p., nei confronti di
33 soggetti indagati, a vario titolo, per reati di “bancarotta fraudolenta” ed accusati di aver
causato il fallimento della BANCA DEI DUE MARI DI CALABRIA CREDITO COOPERATIVO.

La contestazione riguarda la reiterata concessione ed erogazione, negli ultimi 10 anni, di
numerose linee di credito, finanziamenti e sconfinamenti di conto corrente a favore di
clienti, pur nella consapevolezza di conclamate difficoltà finanziarie e dell’incapacità di
adempiere alle obbligazioni assunte per la restituzione, con conseguente distrazione di
ingenti somme dal patrimonio dell’istituto di credito.

Gli indagati, anziché intraprendere con determinazione le iniziative, delineate nel piano di
risanamento avviato a gennaio 2011, hanno continuato a perseguire una crescita poco
rigorosa degli impieghi, assicurando incondizionato sostegno finanziario a clientela
insolvente o in palese difficoltà.
L’istituto di credito cooperativo, nato a Villapiana (CS) nel 2003, avente sportelli dislocati
su tutto il territorio calabrese, era stato sottoposto, nel marzo 2013, ad amministrazione
straordinaria e, successivamente, nell’ottobre 2014, a liquidazione coatta amministrativa,
per poi essere ceduto a BANCA SVILUPPO al prezzo simbolico di 1 euro, con contestuale
cessione delle perdite su crediti ad altro soggetto giuridico, per un ammontare pari a circa
113 milioni di euro.

Nel corso delle meticolose e complesse indagini di Polizia Giudiziaria, è stato accertato
che, prima dello stato di insolvenza dichiarato dal Tribunale di Castrovillari nell’ottobre
2016, i crediti in sofferenza della banca fallita erano stati venduti al FONDO DI GARANZIA
DEI DEPOSITANTI, per un ammontare pari ad euro 30,5 milioni di euro.
Tra l’altro, la Banca d’Italia aveva eseguito, dal 2005 al 2012 nei confronti della BANCA
DEI DUE MARI DI CALABRIA CREDITO COOPERATIVO, tre ispezioni, tutte conclusesi
con esito negativo, con l’irrogazione di sanzioni amministrative a carico dei componenti gli
organi direttivi e di controllo della banca fallita e con la proposizione alle Autorità
Giudiziarie competenti di due azioni di responsabilità nei confronti della governance.

La fallita, inoltre, era stata, negli anni, destinataria di ingenti prestiti subordinati, da parte
del FONDO DI GARANZIA DEI DEPOSITANTI DELLA BCC, a sostegno di un’azione di
immediata patrimonializzazione della medesima banca; iniziativa vanificata dalle condotte
oggetto di contestazione. A riguardo, nel corso della procedura fallimentare, istruita presso
il Tribunale di Castrovillari, sono stati ammessi al passivo debiti per circa 322 milioni di
euro, tra i quali anche somme destinate alle casse dello Stato.

Le investigazioni, condotte dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Cosenza
hanno così permesso di individuare le ripetute concessioni di linee di credito e la
successiva erogazione di ingenti somme di denaro a clienti con conseguente:
– marcato degrado del portafoglio prestiti espresso da partite deteriorate;
– ripercussione sulla capacità presuntiva di reddito per effetto degli elevati oneri di
funzionamento con cost/income pari al 90,5%;
– sofferenza del portafoglio crediti che hanno portato alla cessione delle perdite di crediti
per circa € 113 milioni;
– riduzione della dotazione patrimoniale di vigilanza della fallita con elevata
concentrazione della raccolta e il rischio di notevoli deflussi nella raccolta anche di
somme destinate all’Erario;
– inefficiente ed inefficacia organizzazione interna anche in materia di antiriciclaggio.
Le numerose operazioni bancarie, individuate dagli investigatori delle Fiamme Gialle come
anti-economiche – dissipative del patrimonio della stessa banca – caratterizzate da conflitti
di interesse, erano state autorizzate dagli indagati non osservando i vincoli imposti dalla
normativa di settore vigente e dalle puntuali istruzioni operative emanate dalla Banca
d’Italia, nel corso delle tre ispezioni, a salvaguardia ed a tutela del credito.
Conseguentemente, le cause dello stato di insolvenza sono state individuate
nell’imprudente e spregiudicata azione direttiva e di controllo della governance, che ha
continuato negli anni ad erogare numerose linee di credito senza garanzie reali, con
istruttorie carenti e poco trasparenti ma, soprattutto, non rispondenti alle ordinarie logiche
creditizie e bancarie.
Particolare attenzione è stata posta alla palese inosservanza degli obblighi creditizi ed alla
eccessiva esposizione al rischio di perdite procurato dal costante e ripetuto sconfinamento
a favore di numerosi clienti della banca: le condotte poste in essere, sia dai componenti
dell’organo gestorio che dell’organo di controllo, hanno così determinato gravi
responsabilità penali di natura omissiva, equiparabili alla causazione dell’evento che si
aveva l’obbligo giuridico di impedire.
La meticolosa investigazione economico-finanziaria degli specialisti della Guardia di
Finanza ha, definitivamente, fatto luce sulle ragioni del fallimento della citata banca sulla
cui operatività avevano mal posto la loro fiducia imprese e risparmiatori.
Prosegue incessante l’attività della Procura della Repubblica, a contrasto degli illeciti
societari e fallimentari a garanzia del corretto funzionamento del mercato, della libera
concorrenza ed a tutela degli operatori economici che operano nel rispetto della legge.