Mar 21 Set 2021

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Crisi idrica a Cosenza, ma in città sempre più spreco

di Mariafederica Martire

Il Circolo Vitambiente di Cosenza pubblica di seguito le dichiarazioni di Dimitry Reda, membro del direttivo del circolo cosentino, nonché cittadino della città bruzia che quotidianamente assiste ad episodi di spreco dell’acqua cittadina.

Il nostro associato, difatti, denuncia che “se si gira nelle aree verdi della città di Cosenza, si può notare che c’è un forte spreco di acqua, poiché gli impianti di irrigazione diffondono il getto da tutte le parti. La causa probabilmente è la scarsa manutenzione di tali impianti, così come della noncuranza di cittadini poco attenti alle tematiche ambientali. Sono sempre queste le cause che ogni anno, a metà estate, riducono i prati dei giardini pubblici in aree secche e gialle con notevole dispendio delle risorse idriche.”

Peraltro, da persona competente ed attenta alle questioni ambientali, non solo per passione, ma anche nella sua qualità di agronomo, afferma che “si dovrebbero stipulare protocolli di intesa con quegli enti (tra cui l’Ordine degli Agronomi, l’Università, l’Arpacal) che hanno le conoscenze adeguate su come gestire in modo sostenibile la risorsa “acqua”. Salvare le reti idriche è una misura necessaria per fare fronte alla crisi ambientale, ma anche per creare sviluppo e occupazione nel Mezzogiorno.”

Proprio il tema dei cambiamenti climatici è quello che preoccupa di più attualmente la popolazione e non solo per la devastazione quotidiana provocata dagli incendi e per l’aumento sconsiderato delle temperature al di sopra delle medie mai registrate. Anche il consumo d’acqua è ciò che preoccupa la cittadinanza, dato che da tempo immemore si devono subire chiusure dell’erogazione dell’acqua potabile in alcuni luoghi della città bruzia. Difficile da credere che Cosenza debba ritrovarsi senza acqua, dato che, secondo quanto afferma l’agronomo, l’Abatemarco di Cosenza, è il più grande acquedotto della Calabria e da solo fornisce il 10 % di tutte le risorse idriche degli acquedotti regionali”. 

Insomma, dove va a finire l’acqua?