Mer 26 Gen 2022
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A Gambarie una delle più belle stazioni sciistiche, ma la Regione si attivi

«In attesa che il Covid si metta da parte e diventi meno invasivo, non dobbiamo dimenticare che questi sono mesi fondamentali per il settore del turismo e del terziario calabrese grazie ad un enorme patrimonio in termini di montagne, neve, panorami mozzafiato e strutture. Il tutto sempre troppo poco sfruttato». Il neorieletto segretario regionale Fisascat Cisl riprende così le fila di un ragionamento mai interrotto dalla federazione sull’importanza della stagione invernale.

 «Se di ripartenza si deve parlare per potere programmare nel migliore dei modi, per dare la giusta e meritata attenzione a questi settori, bisogna farlo anche puntando sulle perle del territorio – insiste il cisilino -. Proprio in questi giorni hanno riaperto gli impianti di Gambarie, in Aspromonte. Due anni di lucchetti che si sono fatti sentire, in una zona che già di suo è uno spettacolo ad occhi aperti, un biglietto da visita naturale per la Calabria».

«Basta andare nel comune di Santo Stefano in Aspromonte, a 1.350 metri di quota e a una trentina di chilometri da Reggio Calabria.  Quando si parla di sci, si parla anche di ristorazione, alberghi, servizi di noleggio, guide turistiche e così via. Un intero circuito che riparte, che riprende ossigeno e che potenzialmente può occupare centinaia di persone».

«Ricordiamo che, storicamente, si tratta della prima stazione sciistica del Mezzogiorno d’Italia e l’unica dalla quale è possibile sciare vedendo lo Stretto di Messina. Un unicum, insomma, su cui tutti dovremmo spingere in termini di promozione e diffusione per fare conoscere quanto di positivo e attrattivo ha il nostro territorio».

«Ecco perché ritengo importante, ribadisco, che non manchi un confronto tra Regione, associazioni di categoria e sindacati per mettere su quel patto per il lavoro che permetta di programmare il medio lungo periodo e lasciare meno all’improvvisazione e al caso. Non possiamo, ad esempio, dimenticare simili ricchezze. Abbiamo bisogno – conclude Lo Papa –  di certezze, competenze, formazione per gli addetti ai lavori, impegno e credibilità».