Mer 25 Mag 2022
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Lorenzo Zupi: dieci anni senza lui. È rimasto nel cuore delle persone, ma la sua assenza si sente

Era il 15 Gennaio 2012 quando un corteo di centauri attendeva il feretro di Lorenzo Zupi all’uscita autostradale Cosenza Sud per raggiungere la cattedrale della Città dei Bruzi. Dieci anni dall’ultimo viaggio di “Canesciolto” il motociclista e amico stimato in campo nazionale e mai dimenticato. La sua precoce scomparsa in un tragico incidente lascia un segno indelebile.

Dieci anni dopo il ricordo di “Canesciolto” è vivo più che mai: la sua foto impazza sui social e nel gruppo del suo motoclub.

                             

Chi era Lorenzo Zupi?

Lorenzo nasce in una famiglia importante, sin da piccolo vivacissimo si ribellò a etichette e cliché tanto da finire in collegio.

Uomo colto e poliedrico, ma con un carattere schietto e fumantino. La sua schiettezza e irascibilità spesso portavano a scontrarsi con le persone, ma la sua generosità e il suo essere solare fanno sì che il suo ricordo sia quello di un uomo sempre sorridente che amava offrire caffè o birretta e che non negava mai un saluto.
Sportivo e tifoso, giocava a tennis, amava sciare, tifoso di Michael Schumacher e Valentino Rossi.

Collezionista e appassionato di moto e auto d’epoca, l’imprenditore cosentino partecipava a raduni e competizioni in tutta Italia.

Amante della musica, collezionava vinili provenienti da Napoli, città natale, iniziò a suonare, così in una radio della città di Cosenza. Appassionato dei Pink Floyd, Queen e di De André non perse occasione per suonare il pianoforte, le tastiere o le chitarre con le figlie, gli amici e conoscenti con cui amava circondarsi.
La sua passione per le due ruote era innata: “Lorenzo guidava da sempre, chiunque a Cerisano o Marano lo ricordano per le moto e per la simpatia”. Una passione che lo aveva spinto fuori dall’Italia facendogli vincere numerosi riconoscimenti. Il suo ultimo viaggio, a Medjugorje, nonostante Lorenzo non avesse un buon rapporto con la chiesa: “Io sono Cristiano Cattolico Apostolico Romano, ma non mi vado a battere il petto in chiesa. Si misse cantate un mi servanu”.  

Nel quotidiano, era più Cattolico di molti praticanti. Lorenzo Zupi ha sempre fatto beneficenza, ma in sordina. Un uomo umile che viene ricordato da amici e conoscenti come “una persona che ha sempre aiutato tutti”, “Lorenzo era quella persona su cui poter sempre contare”, “un uomo onesto”.
Figlio di veterinario e agronomo era cresciuto con l’amore per gli animali e la terra: la sua terra. Aveva deciso così di valorizzare un terreno di proprietà della famiglia materna. Lorenzo era lungimirante, aveva sempre guardato lontano, aveva sempre visto più lungo di tutti. Se la strada di Zumpano era solo zona di passaggio, per lui era il luogo ideale dove vivere. Si era circondato di cani, gatti, galline e aveva iniziato a costruire delle villette a schiera. Chi l’avrebbe mai detto che quel luogo “arido” sarebbe diventato il regno del commercio e del divertimento? Chi lo avrebbe mai immaginato che lì sarebbe sorto anche un cinema multisala?

Lorenzo Zupi era un uomo che amava la vita: pochi mesi prima del suo incidente scrive un commento sul blog letterario di Cesare Pavese: “Mi piacerebbe sapere perché un uomo intelligente, colto e famoso si sia tolto la vita così freddamente, uccidendo tutte le sue potenzialità. Ma forse è difficile comprendere a fondo le ragioni degli altri. Certo che mi sarebbe piaciuto avere conosciuto Pavese per dirgli: “Amico, la vita dà sempre nuove possibilità. Resisti e non soggiacere alla tentazione del vizio assurdo”. Lorenzo va via troppo presto: fa in tempo ad assistere alla laurea di sua figlia Anna, ma non riuscirà a vedere Federica, la secondogenita specializzata. Dopo dieci anni dalla sua scomparsa un’organizzazione no profit “basta vittime sulla ss106” ha girato un docu-film aprendo un’inchiesta sulle vittime degli ultimi quindici anni.

“Mio padre non me lo darà mai più nessuno, ma sono felice che qualcosa si stia muovendo, un giorno, magari potrò raccontare a mio nipote Lorenzo che la tragedia del nonno e di tante altre persone è servita a qualcosa. Nessun figlio, nessun genitore dovrebbe provare un dolore simile” afferma la figlia Anna. Il suo motoclub lo ricorda portando avanti le sue iniziative in collaborazione con le figlie.