Mer 18 Mag 2022
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Al Liceo Classico B. Telesio di Cosenza non c’è pace. Le ragioni dell’occupazione

Oramai a Cosenza l’occupazione dell’ex convento delle suore Canossiane, convertito a plesso del Liceo Classico Bernardino Telesio, va avanti da giorni, ma ancora, a quanto pare, gli studenti non hanno ricevuto nessuna risposta dal dirigente. Una situazione incresciosa che si associa a tante altre anomalie di un sistema gestionale che, oramai, rischia di implodere.
Quello che è successo ad uno dei licei più prestigiosi della Calabria lo spiega bene Serena Gabriele studentessa di 19 anni che frequenta l’ultimo anno dello stesso istituto attraverso la sua pagina Facebook.
<<Cosenza è una città piccola. Ci conosciamo un po’ tutti, viviamo realtà simili e le voci girano. Ho sempre sentito i pregiudizi che da secoli aleggiavano attorno a quella che è tutt’ora la mia scuola: “non è un ambiente per tutti”, “bisogna avere i soldi per andare lì”, “ci sono solo i figli di papà”. A me non è mai interessato niente di quel che dicevano perché a scuola ci sono andata sempre e solo per studiare e non per vedere cosa avessero le persone in più o in meno di me, quindi ho sorvolato su ogni parola che potesse farmi cambiare idea. Forse ho sbagliato a non ascoltare. Da un paio di anni gli spazi della scuola sono stati ridimensionati: i corridoi sono più piccoli, sono stati eliminati i laboratori e in compenso sono state aggiunte le elementari e le medie, che non so fino a che punto possano essere considerate parte integrante della scuola pubblica poiché i bambini utilizzano le divise, vengono a scuola con dei pullman immensi (che occupano giornalmente parcheggi utili per professori e studenti) sui quali c’è scritto “#iovadoaltelesio” e pagano una quota mensile. Non si tratta più di una scuola, ma di un’azienda a tutti gli effetti. Questo è deducibile dal fatto che ci sia una continua propaganda e un insistente parlare di “casa Telesio”, con tanto di scritta sulle divise delle collaboratrici scolastiche. Prima storcevo solo il naso, mi irritavo di queste manie di grandezza (perché sono solo questo) e mi vergognavo, delle volte, a dire in che scuola andavo perché per tanti miei coetanei si tratta della scuola degli snob, di chi pensa di avere tutto e poi in realtà non ha niente, e per me essere considerata una che fa parte di un’élite non è mai stato un vanto, ma un’umiliazione. Da settembre siamo stati sottoposti a delle turnazioni pomeridiane a causa di alcuni lavori, mentre adesso il triennio dell’ordinamento è in un’altra sede, l’ex convento delle Canossiane, perché nel vecchio istituto non c’è abbastanza posto per tutti. Il problema non è, come dicono molti, che “la famiglia Telesio viene divisa”. Il problema è che si sta pensando alla crescita economica e propagandistica di una scuola, senza garantirne la qualità. Questo è gravissimo non solo perché ciò non dovrebbe accadere in nessun luogo, ma soprattutto perché si tratta di un liceo classico, in cui dal primo anno i docenti insegnano a non strafare, a non peccare di ybris, cioè di superbia, e soprattutto mi è stato insegnato di non anteporre MAI l’apparenza alla sostanza. Non riesco a concepire come, dopo due anni di didattica a distanza, si abbia il coraggio di chiedere uno “sforzo in più” a studenti visibilmente cambiati e toccati dall’esperienza della pandemia, peggiorati nel profitto scolastico e necessitanti di calore umano (che la scuola dovrebbe essere in grado di dispensare in ogni momento). È da venerdì 21 gennaio che il nuovo plesso è occupato da tanti ragazzi e ragazze e sono contenta che, dopo un po’ di tempo, non si continui ad abbassare la testa di fronte all’ennesima ingiustizia che ci viene non proposta, ma imposta. Le proteste andavano fatte prima, è vero, ma non è mai troppo tardi per manifestare il proprio dissenso di fronte a delle scelleratezze che vanno avanti da anni e di cui non solo gli alunni, ma anche i professori sono vittime.>>
Serena Gabriele, V F.