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L’Alba e il Vento: Resistenze e Costituzioni

L’Alba … L’alba è quella del 9 Febbraio del 1849 … L’alba della Repubblica Romana … L’alba di un sogno, che, per quasi cinque mesi, fece di Roma una fucina democratica egualitaria, con richiami di carattere socialista e un orizzonte laico e libertario aperto sull’avvenire … Il fuoco delle potenze reazionarie mise presto fine a quell’esperienza storica, senza, tuttavia, estinguere il seme valoriale da cui germogliò la Costituzione più progressista di quei tempi, approvata dall’Assemblea Costituente il 1 luglio 1849 e promulgata il successivo 3 luglio, quando la strenua resistenza, opposta sul Gianicolo agli aggressori francesi dalle legioni garibaldine e dai volontari giunti da ogni parte d’Italia e d’Europa, era già cessata.

E i fiori di quel germoglio, quasi un secolo dopo, sono sbocciati nella nostra Costituzione repubblicana, la più bella del mondo, nata dalla convergenza tra le forze antifasciste, quelle che avevano animato la lotta resistenziale e che, in seno all’Assemblea Costituente, hanno fatto alle generazioni future un dono di sublime splendore … E, come avvenuto quasi cento anni prima, la Resistenza allo straniero, breve eroica e, alla fine, disperata nel 1849, lunga, eroica e vittoriosa tra il 1943 e il 1945, e un’Assemblea democraticamente eletta e dalla lotta forgiata, sono state le sorgenti che hanno dato linfa al futuro della nostra Nazione … Un futuro che viviamo e che vivremo, sospinti da un Vento ideale, che parte da Porta San Pancrazio, passa dalle montagne, dalle campagne e dalle strade asperse dal sacrificio dei partigiani, tra i quali il riferimento a Garibaldi non si limitò al solo fattore nominale, per giungere fino a noi, in questo giorno … Il giorno in cui l’anniversario della proclamazione della Repubblica Romana coincide con quello inerente la nascita di un gigante del socialismo italiano, un combattente antifascista, un resistente, un deputato dell’Assemblea Costituente eletta nel 1946, uno dei padri nobili, insomma, della nostra Repubblica e della Costituzione che ne costituisce la struttura portante: Pietro Nenni, nato il 9 febbraio del 1891 a Faenza, in quella Romagna visceralmente progressista, bastione avanzato di un orientamento ideologico dal vermiglio tratto connotato, che è certamente retaggio dell’avversione verso il potere maturata dalle popolazioni di quel lembo d’Italia al tempo del Papa Re; quel potere a lungo presente in quella terra; quel potere che, prima di essere definitivamente dissolto dal Vento del Risorgimento, fu anche là, tra l’inverno e la primavera di 173 anni fa, soppiantato dalla sovranità dimorante “per diritto eterno nel popolo” (dall’articolo 1 dei Principi Fondamentali introducenti la Costituzione della Repubblica Romana), suscitando speranze che furono represse dalle truppe dell’Impero austriaco, il quale, unitamente alla Repubblica francese, al Regno delle Due Sicilie e al Regno di Spagna, avevano raccolto la chiamata alle armi del Pontefice contro la Repubblica nata sotto il cielo di Roma. Ma le armi difficilmente riescono a estirpare del tutto gli aneliti di libertà: certamente non ci riuscirono del tutto a Roma …

Certamente non ci riuscirono nelle terre di Romagna, percorse, anche dopo l’Unità d’Italia, da quell’indole idiosincratica alla conservazione e all’autoritarismo che fu l’elemento connotante la personalità impetuosa di Nenni, il quale, pur avendo visto la luce diversi anni dopo la fine del potere temporale dei papi, serbò sempre, prima da repubblicano, poi da socialista, una passione libertaria laica e autenticamente popolare, espressione di una volontà continuamente protesa a un rinnovamento politico e sociale che egli, in un celebre articolo (Vento del nord) pubblicato sull’Avanti nell’aprile del 1945, assimilò a un “Vento di liberazione” … Quel Vento che soffia ogni qualvolta si lotta per la giustizia, l’eguaglianza, l’indipendenza; quel vento che accomuna il Risorgimento, soprattutto nella sua anima rivoluzionaria, democratica e repubblicana, al movimento resistenziale”.