Nel comparto sanità, il lavoratore con turno di lavoro superiore a sei ore ha diritto a fruire della mensa. La fruizione del pasto ed il connesso diritto alla mensa va disposta nell’ambito di un intervallo non lavorato.
Questo è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione (n. 5547) l’1 marzo 2021.
Nell’Azienda Ospedaliera di Cosenza però, a quanto pare, la giurisprudenza non viene affatto rispettata. La denuncia arriva dal Nursing Up – il Sindacato maggiormente rappresentativo nel comparto sanità.
Con delibera n. 178 del 18 marzo, il management aziendale ha infatti sostanzialmente negato il diritto alla mensa a tutti i sanitari del comparto sanità, salvo qualche rara eccezione. Un vero e proprio paradosso che si configura nell’ambito del processo decisionale del Commissario Mastrobuono, e dei suoi collaboratori secondo i quali il diritto alla mensa spetterebbe soltanto ai dipendenti che effettuano almeno 8 ore di lavoro.
A rilevare l’illegittimità di tale delibera anche il responsabile aziendale Andrea De Cicco che richiama anche l’attenzione sul Ccnl 2016-2018 comparto sanità. Tale violazione infatti si rinviene a cominciare dall’art. 2 punto d) della disciplina interna per l’accesso alla mensa aziendale di cui alla delibera in contestazione, dove si legge: “Il personale dipendente operante negli stabilimenti ospedalieri aziendali ha diritto ad usufruire dei servizi di mensa quando svolgano l’attività di servizio per almeno otto ore giornaliere. L’esecuzione del turno notturno non genera diritto al pasto”.
Ed ancora, la delibera n. 178/2022 è stata adottata in violazione dell’art. 8, comma 1, del D.lgs. n. 66/2003 che prevede “qualora l’orario di lavoro giornaliero ecceda il limite di sei ore il lavoratore deve beneficiare di un intervallo per pausa, le cui modalità e la cui durata sono stabilite dai contratti collettivi di lavoro, ai fini del recupero delle energie psico-fisiche e della eventuale consumazione del pasto anche al fine di attenuare il lavoro monotono e ripetitivo” e, dunque, in violazione e in chiaro sfregio anche all’art. 27, comma 4, Ccnl 2016-2018 che recita: “Qualora la prestazione di lavoro giornaliera ecceda le sei ore, il personale, purché non di turno, ha diritto a beneficiare di una pausa di almeno 30 minuti al fine del recupero delle energie psicofisiche e della eventuale consumazione del pasto”.
Insomma, l’ospedale di Cosenza, ha assunto l’ennesima decisione, in barba a tutti i riferimenti normativi. Intanto il sindacato Nursing Up decide di andare avanti intraprendendo anche un’azione legale per il riconoscimento di questo sacrosanto diritto e chiedendo la revoca dell’atto.
E questa sarebbe solo l’ultima illiceità consumata ai danni degli operatori sanitari che continuerebbero a subire soprusi da parte della A.O. cosentina anche con turni di lavoro massacranti (h24), la notte, nei fine settimana e nei giorni festivi, senza avere riconosciuti i loro diritti.
Sempre il Nursing Up più volte aveva espresso forti critiche sulla gestione commissariale dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza, ponendo l’accento sulla cattiva gestione dei fondi Covid, la carenza di personale sanitario che ha portato nel tempo alla riduzione della qualità dei servizi erogati all’utenza e all’accorpamento dei reparti: “Ricordiamo che all’inizio della pandemia, al personale sanitario mancavano persino i dispositivi di protezione individuali. Tanti hanno dato la vita, ciò nonostante non si sono mai tirati indietro, continuando ad assistere gli ammalati con professionalità e grande spirito di sacrificio.
“Siamo stanchi, questo è l’ennesimo schiaffo nei confronti di quelli che vengono definiti eroi – afferma De Cicco – ma poi vengono lasciati con la pancia e il portafoglio vuoti”.
Il sentimento che regna tra i lavoratori è di indignazione, scontento per una situazione che definire drammatica è nulla rispetto alla realtà. L’aria che si respira tra gli infermieri è di profonda delusione verso chi, invece di premiare il loro operato, svolto con abnegazione, li bistratta.
Siamo in Calabria!



