Nel cuore della Calabria dai 600 a 1370 metri di altitudine, svetta una delle meraviglie architettoniche della nostra regione: Nardodipace, un comune di 1.359 abitanti della provincia di Vibo Valentia che si trova sul margine sud-orientale delle Serre calabresi, dalla parte ionica.
Il comune di Nardodipace è costituito da 5 centri abitati: Nardodipace Capoluogo (detto Ciano); Vecchio Abitato (frazione); Ragonà (frazione); Cassari (frazione) e Santo Todaro (frazione).
Nardodipace, è un paese della Calabria ben lontano dalle rotte turistiche, un angolo dove il tempo sembra essersi fermato.
Nei primi anni del 2000 quasi per caso, un ricercatore/antropologo scopre dei megaliti, gigantesche costruzioni (la più grande è alta dieci metri e larga 20 metri) risalenti a 6 mila anni fa, che qui tutti chiamano le pietre. Una Stonehenge all’italiana probabile, ma che conoscono in pochi.
I monoliti sono distribuiti su un territorio la cui estensione al momento è stimata nell’ordine di 60 km quadrati, e si trovano in un bosco di lecci che contribuiscono, con le loro forme sinuose, a rendere la località ancora più misteriosa, ad ogni modo si tratta di una delle scoperte archeologiche più importanti degli ultimi anni.
Da successivi studi intrapresi in località “Pietre Accastellate“, sulla strada che dal vecchio abitato di Nardodipace conduce al nuovo, da parte di studiosi provenienti da tutto il mondo, cercano di fare luce su popolazioni ancora misteriose che hanno vissuto in questi luoghi nell’ultima fase del Neolitico.
Precisamente si tratta di “triliti” costituiti da blocchi di granito, che superano anche le 200 tonnellate, grandi mura il cui progetto deve avere impegnato notevoli forze umane.
I blocchi sarebbero disposti secondo un preciso ordine ed avrebbero avuto, secondo l’interpretazione più realistica, una funzione di tipo sacrale o sepolcrale.
Il ritrovamento di questi imponenti siti megalitici in Calabria getta una nuova luce sulla controversa esistenza del mitico popolo dei Pelasgi. Nel quadro storico dell’Europa preromana sta acquisendo un ruolo sempre più di rilievo il popolo dei Pelasgi, fino a pochi anni fa relegato al mito.
Anche se da ultimi studi effettuati, si rivela che la genesi delle “Pietre di Nardodipace” risulta attribuibile ad un noto e diffuso fenomeno naturale. Nessun reperto archeologico è stato trovato, nonostante i diversi saggi condotti dalla Soprintendenza della Calabria, che potessero dare indicazioni non già sulla genesi, ma almeno sullo svolgimento di una qualsiasi forma di attività intorno a queste forme, se si escludono alcuni tentativi di estrazione di materiale da costruzione mediante il metodo dei cunei lungo le fratture, e forse il non ben collocabile nel tempo, ma comunque recente, uso per l’appoggio di un riparo ligneo. La “Pietre”, se non sono testimoni di insediamenti e di attività preistorici, sono però sicuramente elementi di elevato interesse naturalistico, perché rappresentano una forma molto caratteristica di un elemento geomorfologico tipico delle aree a graniti, quello che oggi si definisce come “geosito”, un sito cioè di importanza geologica.
Una tesi che comunque non scalfisce la convinzione più o meno fondata di chi è certo che seimila anni fa, su queste montagne, vivesse un misterioso popolo (il mitico popolo dei Pelasgi) che animava ancestrali riti religiosi e astronomici.



