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Nuova ondata di Covid, sindacato medici italiani: “Ancora emergenza sanità”

< Assistiamo alla più  assoluta impreparazione da parte del Ministero della Salute e delle Regioni   a fronteggiare questa nuova ondata di Covid 19. Ad oggi   non s’intravede nessuna misura  per il contrasto dell’aumento dei contagiati,  mentre si verifica, di nuovo, sui medici una pressione enorme, con carichi di lavoro insopportabili>, così Pina Onotri, Segretario Generale Sindacato Medici Italiani sui nuovi dati riguardanti le persone  attualmente positive, che risultano essere circa un milione,  come certificate dall’Istituto Superiore di Sanità.

<Ci saremo aspettati che dopo due anni di pandemia  il Governo e  le Regioni  mettessero a mano a  misure  strutturali per la medicina  territoriale  e per quella ospedaliera.  Nulla è cambiato, invece,  e  i medici  di medicina generale continuano ad avere orari infiniti, incombenze burocratiche che limitano il loro lavoro di cura verso i pazienti. Situazione analoga  si verifica  per i Pronto Soccorso che sono intasati e sottoposti ad un flusso continuo di malati  infettati da Covid -19 , mentre sono drammatiche le condizioni dei medici del 118, ormai sottorganico ed insufficienti ad affrontare l’ emergenza>.

<Giudichiamo grave, d’innanzi alla recrudescenza della pandemia, che vede  l’aumento dei ricoverati in terapia intensiva e  dei decessi settimanili, non programmare nessuna ulteriore  misura di contrasto del virus.  L’unica decisione, anzi, che viene assunta  è quella riferita alla chiusura delle USCA,  che dal 1° luglio in molte regioni  hanno cessato di operare. Le USCA, invece,  si sono dimostrate un servizio efficace, per curare  a casa molti pazienti, soprattutto in un momento in cui il numero dei positivi cresce >.

<Per queste ragioni chiediamo la convocazione  urgente di un tavolo di confronto con  il Ministro Speranza affinché si adottino le giuste misure  per il contrasto del Covid19. Non possiamo  rischiare che i finanziamenti del PNRR vengano utilizzati solo per l’edilizia sanitaria piuttosto che essere destinati, anche, al personale medico e alla sua valorizzazione>  conclude.