Sab 1 Ott 2022
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Caro energia, l’Università della Calabria sfida la crisi: fonti pulite e accordi europei

L’Università della Calabria sborsa 5 milioni di euro quando arriva il conto delle bollette per l’energia consumata. Il campus è una vera e propria città composta dalle strutture didattiche e di ricerca e dalle residenze studentesche situata ad Arcavacata di Rende, alle porte di Cosenza. Una popolazione di 30.000 persone fra studenti, docenti e personale.

L’Agi ha chiesto all’Energy manager dell’ateneo, il professor Vittorio Ferraro, quali sono le misure adottate per fronteggiare l’impennata dei costi.

«L’università della Calabria – risponde – è una grande realtà: insiste su circa 200 ettari, ha una popolazione studentesca di circa 22.000 studenti, il 10% di questi studenti hanno la possibilità di alloggiare presso il nostro Campus, e poi ha 14 dipartimenti e soprattutto quattro biblioteche, sale mensa, due cinema-teatri. Insomma, ha le dimensioni di quella che potremmo definire una piccola città – dice – e ovviamente i consumi sono proporzionati a questi numeri. Per capirci, il consumo annuo di energia elettrica è paragonabile a quello di circa 5000 famiglie, così come il consumo di gas è paragonabile a quello di circa 1500 famiglie».

L’ordine di grandezza dei consumi, dice ancora, «è di qualche milione di euro per quanto riguarda la parte elettrica e di meno per quanto riguarda il vettore gas, perché chiaramente i consumi sono più spostati sulla parte elettrica che non sulla parte gas».
«Se facciamo il paragone con una comune abitazione, i costi che noi sosteniamo sono più bassi di quelli che il singolo cittadino può sostenere a metro quadro di casa, – precisa ancora Ferraro – perché abbiamo circa un milione e mezzo di metri cubi riscaldati e circa 26.000 metri quadrati solo di aule. Sono spazi enormi. Quindi se poi andiamo a suddividere per queste superfici e per questi volumi, i costi sono estremamente più bassi rispetto a quelli che comunemente un cittadino sostiene per la propria abitazione».

Il caro energia, spiega, «ha riguardato anche noi, pero’ possiamo dire che, se per altri questo ha rappresentato un vero e proprio tsunami, per noi ha avuto le dimensioni, diciamo, di una mareggiata che tuttavia ci ha consentito di fare il bagno, per dirla con un eufemismo perché le azioni di efficientamento energetico noi le abbiamo iniziate da più di 5 anni».

Queste azioni, specifica, «hanno riguardato innanzitutto l’installazione di campi fotovoltaici per circa un megawatt e mezzo di potenza, che ci hanno permesso di ridurre del 6% i consumi. Accanto a questo abbiamo installato quello che è l’impianto a led più grande a livello europeo: 33.000 lampade telecontrollate che ci hanno permesso di risparmiare un altro 6% sul consumo della bolletta. E poi abbiamo altri sistemi innovativi: per esempio, il palazzo del rettorato è alimentato da una pompa di calore geotermica che è autosufficiente, quindi risparmiamo circa 390 megawattore all’anno di Energia termica e frigorifera. Inoltre una serie di installazioni come i collettori solari piani, su tutte le residenze degli studenti».

Tutto questo, unito ad una attenta azione di Energy management, sottolinea Ferraro, «ci ha permesso di contenere molto quelli che sono stati i costi della nostra bolletta. È chiaro che l’incidenza della bolletta è una voce di spesa rilevante che ha sempre rappresentato negli anni una voce di costo tra il 5 e il 10% del fondo di finanziamento ordinario, cioe’ la dotazione finanziaria che ogni anno il Ministero dà alle università. Però noi fin dall’anno scorso abbiamo attuato un’attenta politica di gestione, grazie all’ufficio di Energy management, nell’area tecnica dell’Unical, che consta di tre unità più l’Energy manager e tramite la scelta di un’opportuno lotto di Energia elettrica, acquistato nel 2021, noi abbiamo avuto la possibilità di continuare a pagare per buona parte del 2022 l’Energia a prezzi molto contenuti».

Ferraro rassicura gli studenti: «Sicuramente – garantisce – un eventuale aggravio di costi non sarà caricato sulle tasse». Previsioni? «Cosa succederà per l’anno 2023 è estremamente difficile e complesso da prevedere: sappiamo – sottolinea il docente – che oggi i prezzi dell’Energia elettrica e termica sono strettamente connessi ad indici di borsa. In Italia noi colleghiamo il prezzo dell’Energia elettrica al Pun, prezzo unico nazionale, mentre ancora oggi il prezzo del gas sappiamo che è legato al TTF, che è un titolo della borsa di Amsterdam che si basa sui valori, i futures, del gas. Se dopo il 25, cioè dopo le prossime elezioni, il nuovo governo non attuera’ delle politiche sinergiche con l’Europa, è difficile sapere o prevedere verso che tipo di prezzi e tariffe andremo».

Ferraro tiene a precisare: «Noi durante il lockdown non siamo rimasti fermi, i nostri uffici hanno presentato diversi progetti al ministeri e hanno ottenuto dei finanziamenti che ci permetteranno di partire con una nuova installazione di un megawatt di impianti fotovoltaici, con un nuovo ed efficiente sistema di termoregolazione di tutti gli impianti, perche’ l’architettura dell’Unical risale agli anni ’70, abbiamo un asse ponte molto decentrato con un sistema invece centralizzato di produzione dell’Energia termica e dell’Energia frigorifera. Noi provvederemo in due anni ad efficientarlo nuovamente e riqualificheremo, dal punto di vista energetico, circa una ventina di edifici dell’asse ponte e una serie di alloggi degli studenti, che verranno portati in classe energetica A+, quindi garantendoci ulteriori margini di risparmio e di riduzione delle emissioni».

Un particolare aspetto, aggiunge Ferraro, «è che noi ogni anno concorriamo ad una classifica internazionale che è la GreenMetric, che riguarda più di 1500 università a livello mondiale che vengono valutate per una serie di parametri di qualità ambientale e di sostenibilità.

«Noi siamo saliti di circa 66 posizioni in due anni a livello mondiale – dice Ferraro – e questo non puo’ che farci piacere, perché quando si parla di sostenibilità ci si riferisce ad una serie di benefici che riguardano la sfera ambientale, economica e sociale ma soprattutto ad una serie di servizi che permettono un’elevata qualità di vita e che però non devono inficiare quella che sarà poi la qualità di vita delle generazioni future».

«Il messaggio che noi cerchiamo di veicolare – conclude Ferraro – è che i nostri studenti dovranno godere sempre di più di servizi di alta qualità, ma quelli che verranno non dovranno pagare il prezzo di un’eventuale rinuncia: dovranno semmai usufruire di servizi sempre migliori. E questo è un po’ lo spirito della politica e della governance dell’Universita’ della Calabria».