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Calabria affascinante: da visitare le stupende e suggestive grotte bizantine

Le bellezze presenti nella nostra regione sono infinite. Edificata su un ingegnoso sistema di terrazzamenti che dal fianco del monte Sant’Elia digradano dolcemente sul mar TirrenoPalmi è uno dei centri più belli della Costa Viola e del Reggino tirrenico, ricca di storia e bellezze naturali. Abitata già nell’età del bronzo, come testimoniano i ritrovamenti nelle numerose grotte che caratterizzano il territorio circostante, Palmi sorge sulle rovine della mitica città di Taureana, distrutta dai pirati saraceni nel 951 d.c.

Il territorio di Palmi è ricco di bellezze naturali da visitare assolutamente e tra queste ci sono sicuramente le grotte di Pignarelle.

Talvolta denominate anche «grotte di Macello-Pignarelle» o «grotte di Tarditi», sono delle cavità poste nell’omonima località del comune di Palmi. Le grotte formano un insediamento rupestre di impronta monastica bizantina, poiché realizzate dagli stessi monaci scavando nell’arenaria, in un periodo compreso tra il VI secolo e l’VIII secolo. Le grotte sono catalogate nella Tabella dei Siti rupestri o grotte della Regione Calabria.

Le grotte sono collocate a poca distanza dalla Stazione di Palmi e dal rione Impiombato, nella località nota come Macello-Pignarelle. L’insediamento risulta collocato in un ripido costone e nascosto da una fitta vegetazione naturale. Dal costone vi è la visuale del mar Tirreno, che si estende dallo Stretto di Messina fino a Capo Vaticano.

Il complesso rupestre è composto da alcune grotte, scavate dai monaci nell’arenaria, su diversi livelli e con ingresso rivolto verso nord. La prima grotta, che all’esterno ha una croce bizantina scolpita nella roccia, al suo interno è formata da un unico vano con un’ampia apertura, dalla quale si dipartono dei cunicoli che penetrano per alcuni metri all’interno. La seconda grotta invece, con profondità di 17 metri, termina con un’abside. Anch’essa ha una croce bizantina scolpita sull’arco della roccia della volta e si ipotizza che fosse la dimora dell’egumeno.

La più grande grotta di tutto l’insediamento rupestre, sia per estensione che per forma architettonica, è rappresentata da una cavità situata al centro di tutto il complesso, ed è denominata «basilica»: all’interno è formata da tre navate delle quali quella centrale ha un’altezza di sei metri ed una larghezza di tre metri, mentre le due laterali misurano due metri di larghezza ed un’altezza di circa un metro e mezzo. All’interno della grotta, i corridoi laterali vanno a confluire in quello centrale formando un incrocio a croce greca. La parete terminale della navata centrale presenta un’abside di forma ellittica, dove i monaci appendevano Crocefissi e icone. In molte pareti e sul suolo della grotta sono evidenti gradini, nicchie, portalampade e giacigli. Un’ulteriore grotta di notevoli dimensioni, situata nello stesso gradone, risulta avere un collegamento con la «basilica» tramite un cunicolo.