Terremoto giudiziario. Arrestata la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina. Si tratta di Giorgia Castriota 45 anni di Cosenza.
Pesanti le accuse mosse dalla procura di Perugia nei confronti della giudice e di due professionisti romani, Silvano Ferraro e Stefania Vitto, che avevano incarichi di collaborazione nell’ambito dell’amministrazione giudiziaria di beni sequestrati. Indagate anche altre due persone coinvolte nello stesso giro.
Contestati i reati di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, corruzione in atti giudiziari e induzione indebita a dare o promettere utilità.
L’inchiesta scaturisce da una denuncia presentata dal rappresentante legale di alcune società, riconducibili a un gruppo che opera nel settore della logistica, sottoposte a sequestro nell’ambito di un procedimento legato a reati tributari aperto dalla procura di Latina. L’imprenditore segnalava in particolare irregolarità e condotte sospette e poco trasparenti nella gestione di beni aziendali sequestrati da parte degli amministratori giudiziari, con l’avallo del gip in servizio a Latina.
Come riportato in una nota della procura di Perugia firmata dal procuratore Raffaele Cantone, “il conferimento degli incarichi sarebbe avvenuto al di fuori di qualsiasi criterio oggettivo e soprattutto in contrasto con il disposto dell’art. 35, comma 4-bis, del decreto legislativo 159/2011, che stabilisce il divieto di assumere il ruolo di amministratore giudiziario e coadiutore da parte di coloro che hanno, con il magistrato che conferisce l’incarico, un’assidua frequentazione, intendendosi per tale quella derivante da una relazione sentimentale o da un rapporto di amicizia stabilmente protrattosi nel tempo e connotato da reciproca confidenza, nonché il rapporto di frequentazione tra commensali abituali”. Nell’ordinanza cautelare il gip del tribunale di Perugia rileva che attraverso le intercettazioni telefoniche e iriscontri documentali acquisiti emerge “un quadrogranitico di gravità indiziaria” da cui emerge “un chiaro accordo corruttivo e di vendita della funzione, nel quale i soggetti nominati… all’interno dell’amministrazione, già legati… da rapporti personali pregressi, retrocedevano al magistrato, sotto forma di contributo mensile e altre regalie, parte del denaro che (lo stesso giudice) liquidava loro per l’adempimento degli incarichi”. Determinanti per le indagini sono stati i servizi di osservazione, controllo e pedinamento, le intercettazioni telefoniche e ambientali ma anche l’acquisizione e l’analisi della documentazione bancaria e delle movimentazioni finanziarie dei soggetti coinvolti, attraverso cui è stato possibile isolare gravi indizi di colpevolezza a carico dei tre arrestati e di altre due persone indagate e ricostruire la rete di rapporti di frequentazione e amicizia fra i soggetti che hanno percepito compensi particolarmente cospicui all’interno dell’amministrazione giudiziaria.
L’investigazione ha svelato dunque una rete di favoritismi che regolava l’attribuzione di incarichi. Secondo l’ipotesi accusatoria, la giudice “non solo avrebbe direttamente nominato e agevolato il conferimento di incarichi a persone con cui intratteneva rapporti personali consolidati, ma avrebbe percepito sistematicamente parte dei compensi di denaro che lei stessa liquidava nell’ambito dell’amministrazione giudiziaria. Nelle pagine dell’ordinanza del gip del tribunale di Perugia si parla anche di gioielli, orologi, viaggi e perfino di un abbonamento annuale per assistere in tribuna d’onore allo stadio Olimpico di Roma alle partite di una squadra di calcio, che la giudice avrebbe ottenuto proprio dai soggetti che inseriva nell’amministrazione giudiziaria.
Alla giudice Giorgia Castriota, sono contestati plurimi atti contrari ai doveri d’ufficio nella gestione delle società che erano oggetto di sequestro. Il riferimento è all’omessa vigilanza o alla mancata denuncia di attività illecite degli ex amministratori ma anche a condotte “attive” legate all’intenzione di portare le società al fallimento per poi nominare come curatori gli stessi professionisti indagati. L’obiettivo era mantenere il controllo su tutte le fasi della procedura senza perdere “possibili fonti di guadagno e al contempo tutelare se stessa da ingerenze esterne e da eventuali soggetti estranei che avrebbero potuto evidenziare la mala gestione”.



