14 maggio, in occasione della Festa della Mamma, l’Azalea della Ricerca di Fondazione AIRC torna a fiorire in tantissime piazze delle nostre città per dare nuova forza alle ricercatrici e ai ricercatori impegnati a trovare diagnosi sempre più precoci e trattamenti più efficaci per i tumori che colpiscono le donne.
FESTA DELLA MAMMA: 20 MILA VOLONTARI NELLE PIAZZE DI TUTTA ITALIA Ventimila volontari dei 17 comitati regionali tornano nelle piazze sabato 13 e domenica 14 maggio a distribuire l’Azalea della Ricerca a fronte di una donazione di 18 euro, per sostenere il lavoro dei ricercatori AIRC. Insieme alla pianta verrà consegnata la speciale Guida con informazioni sulla prevenzione ‘età per età’.
L’Azalea dal 1984 sboccia ogni anno per dare nuova forza alla ricerca contro i tumori che colpiscono le donne, e nel tempo è diventato un simbolo della salute al femminile. In 39 anni ha permesso di raccogliere oltre 290 milioni di euro. È possibile fare una sorpresa alla mamma, anche a distanza, ordinando l’Azalea su Amazon.it dal 28 aprile. Tutti gli aggiornamenti sulla distribuzione saranno disponibili in tempo reale su airc.it
LA FORZA DELLE DONNE: FRANCESCA ‘SENZA MIA MADRE NON SO SE CE L’AVREI FATTA…’ “La forza delle donne” è il messaggio che AIRC vuole trasmettere con l’Azalea della Ricerca. Una forza che parte dalla ricerca e arriva alle pazienti, attraverso il sostegno delle persone che se ne prendono cura. Per affrontare la malattia è importante poter contare su famigliari e amici, come racconta Francesca, ventisettenne bergamasca che vive a Torino, che ha avuto nella madre Antonella una luce sempre pronta a illuminare i momenti più bui: “Si dice che ‘la mamma è sempre la mamma’ e non potrei essere più d’accordo. È stata con me ogni minuto, da quando mi hanno detto che avevo un linfoma di Hodgkin, mi ha accompagnata a ogni visita, a ogni seduta di chemioterapia, a ogni ricovero; è stata la mia forza. Dico sempre che senza i miei affetti non ce l’avrei fatta: la mia famiglia, il mio compagno, gli amici, quelli veri, mi hanno sostenuto ogni giorno durante la battaglia contro il cancro. Sono sincera quando dico che da sola non so se ce l’avrei fatta!”.
DONNE E CANCRO: DIAGNOSI IN AUMENTO
Lo scorso anno nel nostro Paese sono stati stimati oltre 185.000 nuovi casi di tumore nella popolazione femminile, circa 10.000 in più rispetto al 2019, anno che precede lo scoppio della pandemia. I tumori più frequenti sono stati quelli di: mammella (55.700), colon-retto (20.100), polmone (14.600), utero (10.200), tiroide (8.700), pancreas (7.900), linfoma non-Hodgkin (6.300), stomaco (5.900), vescica (5.900), melanoma (5.700).
DERIRE AGLI SCREENING È IMPORTANTE
Gli screening, proposti gratuitamente dal Sistema Sanitario Nazionale per alcune patologie e ad alcune fasce della popolazione, consentono di individuare lesioni precancerose oppure la presenza di un tumore quando è ancora allo stadio iniziale. L’adesione ai programmi di screening in Italia è ancora troppo bassa – secondo l’Associazione Italiana di Oncologia Medica
(AIOM). Emblematico è il caso del cancro al colon-retto, il secondo tumore più diagnosticato tra le donne: 7 persone su 10 non effettuano gli esami raccomandati per la sua individuazione precoce.
LA RICERCA SCOPRE UNA NUOVA STRATEGIA TERAPEUTICA PER IL TUMORE DEL COLON Insieme agli screening, la principale alleata delle pazienti è la ricerca. Negli ultimi anni la sopravvivenza delle donne a 5 anni dalla diagnosi di cancro ha raggiunto il 65% grazie agli importanti risultati ottenuti dagli scienziati. Alberto Bardelli, Direttore Scientifico di IFOM, l’istituto di oncologia molecolare di Fondazione AIRC e Professore Ordinario all’Università di Torino, con il suo gruppo di ricerca ha recentemente individuato attraverso studi preclinici una strategia terapeutica che potrebbe rendere sensibili all’immunoterapia i tumori del colon in fase metastatica, che nel 95% dei casi non rispondono a questo tipo di trattamento.
“Come i bombardieri di notte, i tumori spesso si nascondono e non si fanno riconoscere dal nostro sistema immunitario. Noi vogliamo accendere le loro ‘luci di posizione’, in modo che diventino visibili. Il nostro prossimo obiettivo è portare i risultati di questo studio di laboratorio in una sperimentazione clinica a beneficio dei pazienti”.



