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La “bolla di sapone” giudiziaria nei confronti del Presidente Oliverio

Il Tribunale Collegiale di Catanzaro ha assolto dall’accusa di abuso d’ufficio, con la formula più ampia “perché il fatto non sussiste”, l’ex Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio.

La sentenza è stata emessa nella tarda serata del 7 giugno 2023, all’esito di un lungo dibattimento che ha visto emergere la tesi dell’avvocato Enzo Belvedere e dell’avvocato Angela Caputo, difensori del politico calabrese.

Secondo l’accusa, Oliverio, nella qualità di Presidente della Regione Calabria, dunque, di pubblico ufficiale, in violazione dell’art. 97 della Costituzione e dell’art. 16, c. II, dello Statuto di “Fincalabra s.p.a.”, intenzionalmente, nel 2015, avrebbe revocato Luca Mannarino dalla carica di Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’ente in house “Fincalabra s.p.a.”. Il lungo processo penale nasce proprio dalla denuncia del Mannarino, assistito dagli avvocati Sabrina Mannarino e Carmine Curatolo, il quale ha iniziato una battaglia giudiziaria ritenendo di aver subito un danno ingiusto dal provvedimento di rimozione, consistente nelle retribuzioni non percepite per il periodo in cui vi avrebbe avuto diritto. Nel corso dell’istruttoria dibattimentale, a contrario, si è dimostrato che il Presidente della Regione Calabria ha agito con l’unico obiettivo di perseguire un interesse pubblico, applicando delle norme che riteneva fossero legittime. Solo successivamente, infatti, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 269 del 15.12.2016, ha ritenuto incostituzionale l’istituto del c.d. spoils system, ovvero la selezione dei dirigenti della pubblica amministrazione secondo un modello fiduciario da parte del vertice politico. In discussione, la difesa del Presidente Oliverio ha precisato che, nella stessa sentenza, si statuisce il principio cardine secondo cui è doverosa una valutazione concernente i risultati conseguiti dai dirigenti pubblici. Inoltre, con copiosa documentazione prodotta, si è provato che Oliverio ha agito applicando le norme correttamente, atteso che la revoca del Mannarino, per giusta causa, da Presidente de C.d.A., è scaturita da esiti di indagine sull’uso di fondi regionali per investimenti altamente rischiosi. Per questi fatti, il Mannarino è imputato dinnanzi al Tribunale Collegiale di Catanzaro, per il reato di peculato, aggravato dall’aver cagionato un danno patrimoniale di rilevante entità (pari ad euro 46 milioni), in qualità di Presidente del C.d.A. della “Fincalabra s.p.a.”.

I difensori hanno evidenziato come le indagini siano state il frutto di una politica giudiziaria distorta nell’urbe catanzarese. Indagini che hanno minato alle fondamenta la scelta plebiscitaria di un voto popolare che lo ha voluto a Presidente della Regione Calabria. Anche la Suprema Corte di Cassazione, nel giudicato cautelare, nell’ambito di altro procedimento penale sempre nei confronti dell’Oliverio, ha parlato di “chiaro pregiudizio accusatorio” da parte dell’ufficio inquirente.

Un’assoluzione, quella di pochi giorni orsono, che segue le altre. Oliverio, infatti, è stato imputato e poi assolto nell’ambito del processo “Lande desolate”, nel quale si contestavano i reati di corruzione ed abuso d’ufficio.

Ma vieppiù. La procura di Catanzaro ha indagato Oliverio anche in altro procedimento penale, in relazione alla presunta distrazione di fondi pubblici in occasione dell’edizione del 2018 del “Festival dei Due Mondi” di Spoleto. A fronte di una condanna a 4 anni di reclusione, richiesta dall’accusa, con sentenza del novembre 2022, il Tribunale Collegiale di Catanzaro ha nuovamente assolto, per non aver commesso il fatto.

Detti provvedimenti assolutori restituiscono, solo parzialmente, il lustro che ha avuto Mario Oliverio in oltre 50 anni di attività politica intensa nella nostra terra calabra e nell’Italia tutta, avendo ricoperto prima ancora di codesto prestigioso munus publicum, anche quelli di Presidente della Provincia, di assessore regionale, di On.le della Repubblica italiana. Resta il rammarico di come il suo partito di riferimento non abbia, negli anni dell’ingiusto attacco giudiziario, saputo far quadrato attorno all’uomo di punta che aveva, ed abbia lasciato spazio ad improbabili figure alternative, cocentemente sconfitte nelle competizioni elettorali. E, si pensi, che era nato come partito cosiddetto “garantista”!