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Riso di Sibari: come nasce e come si cucina il miglior riso d’Italia

Se pensate che il riso sia una coltura tipica solo del nord Italia, vi sbagliate. Anche nel sud esiste una zona dove il riso cresce rigoglioso e profumato, regalando sapori e aromi unici.

Stiamo parlando della Piana di Sibari, nel nord della Calabria jonica, dove il riso di Sibari è considerato tra i migliori risi italiani e ha conquistato il podio nazionale.

Cos’è il riso di Sibari?

Il riso di Sibari è un prodotto tipico di Cassano allo Ionio, situato nella provincia di Cosenza, che rende omaggio a tutta la regione e alla sua millenaria tradizione legata alla cultura contadina. Si tratta di un cereale coltivato su una superficie di circa 600 ettari, sfruttando l’equilibrio pedologico locale che permette di tenere sotto controllo le risalienze saline delle vaste aree della Piana.

Le principali varietà di riso coltivate nella Piana di Sibari sono Arborio, Carnaroli, Gange, Karnak, Nerone e Originario. Ognuna di queste varietà ha delle caratteristiche organolettiche particolari che le rendono adatte a diversi tipi di preparazione.

L’Arborio è ideale per i risotti cremosi, il Carnaroli per quelli al dente, il Gange per i piatti esotici, il Karnak per i risotti mantecati, il Nerone per le insalate fredde e l’Originario per le minestre.

Quali sono le origini del riso di Sibari?

Il riso è un elemento fondamentale nella storia dell’alimentazione umana. Già nel 13000 a.C. il riso selvatico costituiva un’importante fonte di nutrimento per le popolazioni che dimoravano in quelle terre che oggi chiamiamo Cina, penisola di Corea, Thailandia e Vietnam⁴. I reperti più antichi a oggi ritrovati datano l’addomesticamento del riso al 5000 a.C., avvenuto in un’area compresa tra l’attuale Cina orientale e l’India nord-orientale.

Il primo incontro tra il riso è le popolazioni europee si ebbe nel IV secolo a.C., con la conquista dell’Asia effettuata dall’esercito macedone di Alessandro Magno. Furono proprio i macedoni Teofrasto e Aristobolo a descrivere per la prima volta la coltura del riso. Nel IX secolo gli Arabi introdussero in Calabria la coltivazione del riso, insieme a quella del gelso bianco, del cotone, degli agrumi , della canna da zucchero e della melanzana.

La coltura del riso nella Piana di Sibari si sviluppò a partire dalla metà del XX secolo, fino al 2006 la produzione era destinata ai produttori del nord Italia. Successivamente, invertendo la tendenza, i produttori calabresi hanno curato l’intera fase produttiva: dalla semina alla vendita.

Dove acquistare il riso di Sibari?

Se volete assaggiare il vero riso di Sibari, potete acquistarlo direttamente dai produttori locali che lo lavorano con tecniche artigianali ed innovative.

Tra le aziende più note ci sono la Riseria Magisa e la Società Agricola F.Lli Perciaccante, che offrono diverse varietà di riso di Sibari confezionate in sacchetti o in eleganti gift box. Potete ordinare il riso di Sibari online o recarvi nei punti vendita autorizzati.

Come cucinare il riso di Sibari?

Il riso di Sibari si presta a molteplici ricette, sia tradizionali che innovative, che esaltano il suo sapore e la sua consistenza. Potete preparare dei risotti con i prodotti tipici della Calabria, come la nduja, il peperoncino, i funghi porcini, i caciocavallo silano o i fichi d’India.

Oppure potete osare con dei piatti più originali, come il riso nero con gamberi e zafferano, il riso gange con pollo al curry, il riso arborio con zucca e gorgonzola o il riso originario con zuppa di pesce.

Il riso di Sibari è un alimento sano, nutriente e versatile, che vi farà scoprire i sapori autentici della Calabria. Provate a cucinarlo e fateci sapere cosa ne pensate!