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Caro carburante: crolla il petrolio, ma i prezzi non scendono

Mentre le quotazioni internazionali di Wti e Brent subiscono un netto ribasso, i prezzi alla pompa in Italia restano immobili, confermando la distorsione economica nota come teoria del razzo e della piuma. I listini si adeguano istantaneamente ai rialzi ma scendono con estrema lentezza, mantenendo il costo del gasolio sopra la soglia psicologica dei 2,1 euro al litro in quasi tutto il Paese. Questa dinamica, che il Governo non riesce a frenare, sta alimentando una crisi di liquidità senza precedenti, specialmente in Calabria dove le imprese di trasporto minacciano uno sciopero di cinque giorni a partire dal 20 aprile.

Per queste aziende il carburante rappresenta ormai il 30% dei costi operativi e l’aumento dei prezzi, cresciuti del 50 centesimi al litro rispetto a fine 2025, si traduce in una spesa extra di circa 17.500 euro l’anno per ogni mezzo pesante. A peggiorare la situazione interviene un cortocircuito finanziario: i trasportatori devono pagare il rifornimento con scadenze settimanali, mentre incassano i pagamenti dai clienti anche a quattro mesi di distanza. Il risultato è un sistema logistico al collasso, dove le imprese non chiudono per mancanza di commesse, ma per l’impossibilità fisica di anticipare le enormi somme necessarie a riempire i serbatoi. Sebbene il tessuto imprenditoriale calabrese abbia resistito meglio della media nazionale negli ultimi dieci anni, oggi una ditta su cinque rischia seriamente di scomparire entro dicembre.