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Gratteri dopo l’insediamento a Napoli: «Mi manca la mia Calabria e l’affetto dei calabresi»

Da tre settimane è a Napoli, a capo della Procura più grande d’Europa. Vive blindato in una caserma, lontano dalla famiglia che vede una volta ogni quindici giorni, distante dalla sua amata Calabria e dall’orto di casa, la sua terapia settimanale. Nicola Gratteri rilascia la sua prima intervista televisiva da procuratore di Napoli a Lilli Gruber.

Negli studi di La7 non nasconde la sua nostalgia per la Calabria: “Mi manca tutto della Calabria, la mia terra. Mi manca l’affetto dei calabresi ma la cosa più bella che mi porto con me nel mio cuore e aver dato tanta fiducia e aver tolto dalla testa dei calabresi la rassegnazione”.

A “Otto e mezzo”, Gratteri parla del suo approccio con la nuova realtà: “Mi trovo bene e ci stiamo capendo con i sostituti procuratori con i quali lavoriamo in piena sintonia. La Procura di Napoli è formata da magistrati eccellenti e può solo crescere, ci sono margini per migliorare ancora”. Il documento di saluto dei penalisti napoletani è uno sbiadito ricordo.

Gratteri ribadisce di non temere assolutamente la Camera Penale di Napoli che certamente puntava su altri profili a capo della Procura: “E’ da una vita che mangio pane e veleno. Io sono stato nella foresta amazzonica a combattere i narcos colombiani e in Aspromonte a combattere contro i capimafia della ‘ndrangheta, figuriamoci se posso essere preoccupato di una lettera degli avvocati della Camera Penale”.

Dall’immigrazione alla riforma Cartabia: i consigli di Gratteri

Sul fronte politico, il magistrato di Gerace dribbla le domande di Lilli Gruber sull’accordo tra Italia e Albania e sull’immigrazione ribadisce il concetto più volte espresso: “Il problema si risolve solo studiando ciò che avviene a sud del deserto africano. Nessuno ha mai pensato di mandare l’Aise (i servizi segreti) in quelle zone per capire chi organizza l’attraversamento del deserto”.

Dell’Albania teme la mafia, la seconda più forte in Europa dopo la ‘ndrangheta e aggiunge: “E’ un paese mediamente corrotto”. Inevitabili le domande sulla giustizia e le riforme. “Nordio dovrebbe scrivere solo un rigo: la Riforma Cartabia va abolita. Ha rallentato i processi”. E a giudizio di Gratteri ancor prima di parlare di prescrizione andrebbe abolita l’improcedibilità, altra pesante eredità della Cartabia che “nega la giustizia soprattutto alle parti offese”.

“Stretta sulle intercettazioni? Una follia”

Bocciata la stretta sulle intercettazioni allo studio del governo: “E’ una follia”, tuona Gratteri che fa anche un paio di esempi per far capire le gravi conseguenze che verranno con questo tipo di limitazioni di uno strumento fondamentale nella lotta alle mafie e al malaffare. “E’ un pasticcio perché stiamo facendo una giustizia di classe. Chi ruba il latte può essere arrestato in flagranza e quindi intercettato mentre il corrotto rischia di farla franca per non può essere intercettato. E’ uno scandalo”.

Così la legislazione antimafia italiana, un tempo all’avanguardia nel mondo, rischia di fare un passo indietro. Proprio mentre le mafie sono sempre più tecnologiche e utilizzano strumenti sempre più sofisticati per evitare di essere spiate. “La tecnologia galoppa e noi siamo ancora alle penna con il calamaio. Non a caso alcune piattaforme sono state bucate dalla polizia tedesca, olandese e francese. In Italia non hanno voluto o saputo investire in tecnologia negli ultimi anni”. L’ultimo libro di Gratteri e Nicaso uscito proprio nelle scorse ore si chiama “Il Grifone” è analizza proprio questo aspetto.