In prima lettura, con 110 voti favorevoli, 64 contrari e 30 astenuti, il Senato ha approvato il ddl Calderoli sull’Autonomia differenziata
Il provvedimento ora passa all’esame della Camera. Rappresentanti del Pd hanno alzato fogli con su stampato il tricolore in aula al Senato, in contestazione alla decisione.
“È il momento più buio di questa legislatura. Un colpo micidiale ai diritti dei cittadini, che produrrà ingiustizie devastanti perché non sono stati definiti i Livelli essenziali delle prestazioni; perché tra le materie che le Regioni potranno gestire da sole ci sono: tutela della salute, istruzione, tutela e sicurezza del lavoro e perfino trasporto e distribuzione nazionale dell’energia.” L’ha scritto sulla propria pagina Facebook il senatore Nicola Irto, segretario del Partito democratico della Calabria.
“Non c’è un solo centesimo – prosegue il senatore calabrese – per ridurre i divari esistenti tra Sud e Nord. C’è il rischio di creare un Paese dove ci saranno giovani più o meno fortunati sulla base del luogo di nascita. Tutto questo è inaccettabile. Continuiamo a lottare, ma il governo e la sua maggioranza hanno già deciso di spaccare l’Italia”.
Proteste anche dai banchi dei Cinque Stelle.
“Lo scambio politico tra Meloni e Salvini, la prima interessata alla riforma sul premierato e il secondo interessato all’autonomia differenziata, lo pagano i meridionali con l’approvazione del disegno di legge Calderoli sul regionalismo differenziato”, ha affermato il deputato Riccardo Tucci.
“Tutto ciò significa che un cittadino del Sud avrà minori diritti sociali e civili rispetto a un cittadino del Nord. Le regioni più ricche tenendo il gettito fiscale tutto per sé potranno garantire migliori servizi, mentre quelle più povere, non avendo le risorse per garantirli, diverranno ancora più derelitte. Bella solidarietà! La ‘patriota’ Meloni ha spaccato l’unità nazionale e tradito il Mezzogiorno (si veda l’ultimo scippo al Sud di 15 miliardi di euro tra fondi Pnrr, Fondi di coesione, fondi perequativi ecc) solo per avere in cambio pieni poteri”.



