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Riforma istituti tecnici, l’ombra dei tagli sulla scuola calabrese

La riforma degli istituti tecnici si prepara al debutto operativo per il prossimo anno scolastico, portando con sé un clima di incertezza che attraversa l’intera Calabria.

Il nodo centrale della questione riguarda la riduzione dell’orario scolastico prevista dal nuovo assetto, una modifica che alimenta il timore di una significativa contrazione della dotazione organica dei docenti. Le variazioni strutturali prevedono infatti un calo delle ore in diverse discipline, con un impatto che appare particolarmente marcato per l’insegnamento delle lingue straniere, specialmente nel corso del primo biennio.

Mentre il Ministero dell’Istruzione e del Merito continua a rassicurare sul fatto che non vi sarà alcun taglio effettivo, le sigle sindacali manifestano una preoccupazione opposta. L’attenzione è rivolta alla convocazione dell’Ufficio scolastico regionale, il cui compito sarà quello di illustrare i numeri relativi al personale docente e Ata per l’anno scolastico 2026-2027. Al momento, dagli uffici regionali non filtrano indicazioni né date certe, alimentando l’attesa delle forze sociali impegnate a monitorare la tenuta dei posti di lavoro nel comparto scuola.

Il rischio per il sostegno e la sperimentazione 4+2

Le perplessità dei rappresentanti dei lavoratori si concentrano anche sulle possibili strategie di compensazione per mantenere invariato il numero complessivo delle cattedre. “Andrà a finire che per salvare gli organici dei docenti del posto comune taglieranno le cattedre di sostegno. Vedrete che andrà così”, ha dichiarato un esponente sindacale di categoria ai microfoni della Gazzetta, evidenziando il timore che la riorganizzazione possa penalizzare le fasce più fragili della popolazione scolastica.

Il nuovo modello punta alla creazione di una filiera integrata che prevede un percorso quadriennale seguito da un biennio presso gli Its Academy. Questa ristrutturazione, pur mirando a una maggiore specializzazione tecnica, comporta una riduzione delle ore dedicate alle materie di cultura generale. Per la Calabria la questione assume una rilevanza specifica, essendo una delle regioni con il più alto tasso di adesione alla sperimentazione della riforma 4+2. La transizione verso questo schema rischia dunque di tradursi in una precarizzazione degli organici, con una potenziale diminuzione delle cattedre disponibili proprio in un territorio dove l’istituzione scolastica rappresenta un presidio sociale fondamentale.