E’ tutto scritto nero su bianco. Non lascia alcun dubbio la relazione dei consulenti della procura di Catanzaro: “Le lesioni mortali non sarebbero dovute al trauma dell’incidente in sé, ma all’airbag difettoso. A seguito dell’urto, l’airbag proiettava ad alta energia cinetica un corpo metallico con modalità di urto e lesività assimilabili a ferita d’arma da fuoco“.
Martina Guzzi, dunque, è la prima vittima italiana degli ormai famigerati airbag Takata, quelli per cui Stellantis, per esempio, ha avviato una campagna di richiamo per 300mila vetture, proprio a causa della pericolosità del dispositivo.
L’incidente è avvenuto a Catanzaro il 28 Maggio: un’auto, durante un sorpasso azzardato, si scontra frontalmente con una Citroen C3, guidata da Martina Guzzi. La ragazza muore sul colpo. Aveva 24 anni. La Citroen era del suo fidanzato che, proprio un paio di giorni prima, aveva ricevuto la lettera di richiamo da Stellantis ma, pur avendo cercato più volte di mettersi in contatto con la casa madre, non era ancora riuscito a farlo.



