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Oggi manifestazione per dire “No Ponte in Calabria, più acqua dai rubinetti”

Oggi nuovo corteo no ponte nel centro di Messina. “Manca l’acqua ma si continua a proporre il devastante modello grandi opere. Torniamo in piazza il 10 agosto per chiedere la chiusura della Stretto di Messina Spa e per ribadire che esiste un’alternativa al modello ponte. E devono essere gli abitanti dei territori a decidere come devono essere gestite le risorse pubbliche”, sottolineano gli esponenti della rete di comitati e cittadini contro la costruzione della grande opera. L’appuntamento è stasera alle 18.30 a piazza Cairoli. Viale San Martino e le vie Nino Bixio, Cesare Battisti, Tommaso Cannizzaro fino a Piazza Lo Sardo fanno parte del percorso.

No Ponte Calabria: Il 10 agosto a Messina per lo Stretto e per il Sud!

Lunedì 29 luglio è stata votata alla Camera la conversione in legge del DL Infrastrutture. L’esito della votazione era scontato, visto che il Governo ha posto il voto di fiducia. Questo DL, e soprattutto la disposizione che consente l’approvazione del progetto Ponte «anche per fasi costruttive», è la controprova del fatto che il Ponte non lo sanno fare e che l’unica cosa che interessa è dare il via alla mangiatoia infinita dei cantieri.

Il DL Infrastrutture si affianca poi ad un altro decreto legge, quello Sicurezza, a chiarire il fatto che vogliono passare sulla testa delle comunità, in maniera violenta e arrogante, annientando ogni possibile contestazione. Non c’è sviluppo, non c’è progresso, non c’è futuro dietro tutto questo, solo profitto per pochi e disgrazie per tutti gli altri.

D’altronde abbiamo di fronte il Governo più antimeridionale della storia d’Italia e quel quadro fosco che abbiamo provato a delineare quando Salvini ha deciso di riaprire la partita del Ponte si sta concretizzando sempre di più.

L’autonomia differenziata è diventata legge e, anche se qualche politico nostrano, come Roberto Occhiuto, prova a smarcarsi con grave e colpevole ritardo, solo una forte e determinata presa di coscienza popolare può bloccare questa deriva.

Anche la Zes unica è diventata realtà, e se oggi si grida allo scandalo perché non ha le adeguate coperture finanziarie, rimane comunque uno strumento di grave differenziazione tra lavoratori del Nord e del Sud, nonché un ulteriore dispositivo per togliere ai territori la possibilità di decidere sulle reali scelte strategiche, lasciandoci come uniche possibilità quella di essere servitù energetica o discarica di rifiuti.

Nel frattempo la siccità mette a dura prova l’economia agricola mentre nelle nostre case non arriva acqua a causa delle reti idriche fatiscenti. Per non parlare del sistema sanitario, dello stato delle nostre scuole, dei nostri servizi pubblici, delle infrastrutture trasportistiche, dell’enorme tasso di emigrazione giovanile mentre continuano a parlarci dell’immigrazione.

A tutto questo Salvini e compari continuano a rispondere che il Ponte risolverà tutto: ci pisciano in testa e ci dicono che piove!