In una mossa definita dall’opposizione come un vero e proprio “blitz”, il governo ha stanziato 6,1 miliardi di euro dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (Fsc) per finanziare il Ponte sullo Stretto di Messina.
La decisione, presa nel corso di una riunione “d’urgenza” del Comitato interministeriale per la programmazione economica e sostenibile (Cipess), ha suscitato forti polemiche e preoccupazioni.
Un’accelerazione improvvisa
La decisione è stata presa in modo repentino, senza la consueta riunione preparatoria, essenziale per approfondire dossier di tale complessità. Il ministero delle Infrastrutture, guidato da Matteo Salvini, si è così assicurato 2,4 miliardi di euro, un’iniezione di liquidità fondamentale per portare avanti il progetto del Ponte.
Un emendamento chiave
L’emendamento alla Legge di Bilancio, presentato dal capogruppo leghista alla Camera Riccardo Molinari, ha formalizzato l’impiego di questi fondi per il Ponte sullo Stretto. La proposta di legge autorizza una spesa di 6.132 milioni di euro, sottraendola direttamente dal Fsc.
Le conseguenze per il Sud
La decisione di destinare una somma così ingente al Ponte ha scatenato le critiche dell’opposizione. Secondo Angelo Bonelli (Avs), “si prosciuga il Fondo per lo sviluppo e coesione: parliamo di una cifra pari a 6 miliardi che serviva per il trasporto pubblico, per le scuole, la sanità e la manutenzione del territorio”.
Un’opera controversa
Il Ponte sullo Stretto è da anni al centro di un dibattito acceso. I sostenitori ne sottolineano i potenziali benefici per lo sviluppo economico del Sud Italia, mentre gli oppositori mettono in dubbio la sua sostenibilità ambientale ed economica.



