Tra il 2018 e il 2023, circa 15.000 dipendenti della pubblica amministrazione italiana hanno subito sospensioni o licenziamenti.
Un’analisi del Centro Studi Enti Locali, basata sui dati del Ministero per la Pubblica Amministrazione, rivela che la maggior parte dei provvedimenti disciplinari gravi (sospensioni o licenziamenti) si concentra nel comparto della sanità (30%) e nel gruppo Ministeri-Agenzie (27%).
Seguono, con percentuali minori, i comuni, le scuole, gli enti pubblici vari, le regioni, le università e le province.
Nel 2023, come nell’anno precedente, i licenziamenti sono stati circa 650. La causa principale (35%) è rappresentata dalle assenze ingiustificate dal servizio, ovvero dipendenti che non hanno comunicato la loro assenza, l’hanno giustificata con certificati medici falsi o che attestavano una malattia inesistente.
Al secondo posto (33%), troviamo i licenziamenti connessi a reati, mentre nel 26% dei casi si tratta di inosservanza delle disposizioni di servizio, negligenza, false dichiarazioni o comportamenti scorretti verso superiori, colleghi e utenti.
L’analisi mette in luce come il fenomeno delle sospensioni e dei licenziamenti nella pubblica amministrazione sia un tema complesso, con diverse cause e implicazioni.



